La ricerca dispersi e scomparsi in superficie…

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La ricerca dispersi e scomparsi in superficie…
 

La ricerca dispersi e scomparsi in superficie e la teoria degli odori

Per il naso del cane, l’odore dell’essere umano (vivo) è identificabile e rintracciabile a centinaia di metri di distanza: la desquamazione della pelle (un essere umano perde costantemente piccolissimi pezzi di pelle morta, circa 40.000 al minuto), la caduta dei capelli, il sudore, l’acido butirrico (acido grasso che si presenta nei grassi animali facilmente riconoscibile dai mammiferi dalle buone capacità olfattive), ammoniaca (presente nel sangue umano che può aumentare i propri livelli in casi di particolari situazioni cliniche o anche in presenza di utilizzo di sigarette), questi elementi rappresentano per il cane il caratteristico odore di una persona. Il cane viene addestrato ad individuare la presenza di questo particolare tipo di odore. I “mezzi” che il cane ha a disposizione per ricercare e seguire l’odore del disperso sono tre: la pista, la traccia e il cono di odore. I cani a seconda delle predisposizioni di razza, quindi di natura genetica, vengono addestrati per accentuare ed esaltare queste attitudini con metodi di conferma e di rinforzo positivo.

La pista
La pista si genera dal calpestamento di un terreno che va a rompere l’omogeneità odorosa di una qualsiasi superficie che il cane identifica, memorizza e segue fino al raggiungere chi l’ha generata. Immaginate un foglio di creta che dopo il vostro passaggio presenta tutte le forme delle vostre impronte. La componente (vegetale) è formata da tutti quegli odori originati dal terreno, ad esempio l’erba; camminando su un terreno o su un prato infatti turbiamo il suo micro equilibrio smovendo il terreno, rompendo i fili d’erba, schiacciando insetti etc.; tutto questo crea odore. Proprio la differenza di odore tra omogeneità del terreno e orma umana, viene percepita molto bene dal cane, che verrà addestrato a seguirla fino alla fine. La pista viene seguita anche durante le gare di IPO (utilità e difesa) nelle quali il cane deve segnalare degli oggetti che troverà sulla pista stessa. Le difficoltà di questo metodo sono facilmente riscontrabili perché quando le unità cinofile arrivano sul luogo delle ricerche, generalmente, è già passato molto tempo dalla scomparsa del soggetto e l’area della battuta è stata inquinata da tentativi di ricerca effettuati da personale non specializzato e tutto ciò crea grossissimi svantaggi ai cani da pista. C’è da sottolineare che sulla pista si possono depositare anche elementi di natura organica lasciati cadere dal corpo del disperso.

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La traccia
A differenza della pista, la traccia si crea dal deposito delle particelle odorose che genera luomo che depositandosi a terra vanno a creare una scia facilmente percettibile dal naso del cane che, anche in questo caso, la memorizzerà e la seguirà fino a raggiungere il disperso. Nella traccia possiamo distinguere due componenti fondamentali: quella vegetale e quella umana. La prima l’abbiamo descritta pocanzi, mentre la componente umana, costituita da quegli stessi odori che formano l’effluvio, cellule epiteliali, sudore, altri prodotti del metabolismo, sarà quella che il cane dovrà memorizzare e seguire. Molte volte la pista e la traccia non si sovrappongono, sia a causa del fattore vento che del territorio stesso. Inoltre fiutando la traccia si può incorrere anche nella discriminazione dell’odore e cioè far discernere al cane l’odore di uno specifico disperso (mantrailing). Con questo metodo il cane viene addestrato a seguire solo l’odore che gli abbiamo fatto memorizzare che nella ricerca della traccia lui selezionerà e seguirà.

Il cono dodore
Tutte quelle molecole o particelle che generano l’odore umano, diffuse sottovento, si dispongono in un cono immaginario che risultano concentrate nei pressi della sorgente (il disperso), che diventano sempre più rarefatte man mano che la distanza dalla sorgente aumenta (il cono di odore si allarga). Un cane addestrato, una volta entrato nel cono, procede a zig zag al fine di individuare la sorgente di odore più intensa che seguirà per raggiungere il disperso. La propagazione dell’odore è in funzione del tipo di terreno, del vento e della termica. Vedendo la foto di seguito, immaginate che nel tubo ci sia un disperso che emana il suo effluvio che, spinto dal calore del suo corpo e della pressione esterna, viene portato all’esterno del contenitore. Arrivato sul ciglio del tubo prenderà direzioni diverse a seconda del vento. Il cane che ricerca a scovo o cono d’odore:

  • Non necessita di annusare un oggetto appartenente al disperso.
  • Non necessita di avere una traccia.
  • Non è disturbato dalla presenza di altro personale partecipante alle ricerche (di conseguenza l’area non deve essere necessariamente sgombra da persone).
  • Non necessita di un punto di partenza certo.

La ricerca dispersi e scomparsi in superficie…
 
Il cane da scovo è diversamente efficace da un cane da pista o da traccia. Inizia la battuta senza sentire l’odore del disperso e la prosegue fino alla localizzazione. Entra cioè nel cono di odore (fig. 1) che lo porterà dritto al disperso e, una volta raggiunto, ne segnala la presenza al conduttore.

La ricerca dispersi e scomparsi in superficie…
 
Indifferentemente dal “mezzo” utilizzato dal cane per risalire al luogo del disperso, porremo sempre particolare attenzione al fattore ambientale e meteorologico per la buona riuscita di una battuta di ricerca e per agevolare il lavoro del cane da ricerca e soccorso. Se vuoi aiutarci nella preparazione delle unità cinofile da ricerca e soccorso, puoi farlo donandoci il tuo 5×1000. Il GCS Le orme di Askan-Sezione Territoriale Puglia ti ringrazia

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