L’Agility in 10 minuti: tutto quello che succede prima di una gara!

0

L’Agility in 10 minuti: tutto quello che succede prima di una gara!
 

L’Agility in 10 minuti: tutto quello che succede prima di una gara!

Come molti ben sanno, l’Agility è una attività che nei suoi principi base nasce con lo scopo di far svolgere una attività di tipo sportivo ad una coppia (uomo-cane) detta: binomio. Nei precedenti articoli, chi mi ha preceduto, ha spiegato molto bene: la storia, il concetto della disciplina, le metodiche di allenamento, quali cani possono partecipare, le principali discipline, i luoghi dove avvengono le principali gare, racconti su Mondiali ed Europei, i vari tipi di tracciati, le abilità dei cani, etc… ora invece io vi descriverò quello che accade ad un conduttore poco prima che inizi la sua gara e tutti gli aspetti tecnici di questa delicata fase:

Come anticipato da Giulio Zanella, Presidente AIA, in un precedente articolo, la preparazione del percorso da parte dei giudici, spesso determina, per caratteristiche, l’andamento della gara di molti partecipanti; il binomio deve percorrere quel breve tratto nel minor tempo possibile (mediamente tra i 35 e i 40 secondi), superando tutti i 22 ostacoli posti sul tracciato. Ora andiamo a vedere quello che succede nella finestra di tempo che anticipa la gara. Sia il cane che il conduttore non sanno in cosa saranno impegnati, il conduttore ha così dai 7 ai 10 minuti per percorrere e memorizzare, senza il cane, il tracciato. Il 50% della riuscita dipende dalle scelte fatte in quel momento: è necessario conoscere bene le capacità del proprio 4 zampe e decidere come affrontare tutte le insidie e le difficoltà che di lì a poco si troveranno; ogni esitazione potrebbe provocare errori o rifiuti da parte del peloso, mentre gli eventuali sbagli di sequenza porteranno all’immediata eliminazione.

IL PERCORSO

Nell’affrontare il percorso il conduttore deve anzitutto avere ben in mente l’obbiettivo da raggiungere e di conseguenza scegliere la modalità con cui affrontare e risolvere le difficoltà. A seconda della tipologia e dell’importanza della gara si possono distinguere due grossi obbiettivi e di conseguenza due scelte diverse su come affrontarla:

  1. Vincere a tutti i costi (prendendosi grandi rischi di eliminazione).
  2. Arrivare in fondo nel miglior modo possibile senza farsi eliminare (scegliendo soluzioni più sicure a discapito della velocità e quindi del piazzamento).

Va detto che tali obbiettivi per lo più, non dipendono dalle caratteristiche del binomio cane-conduttore, ma dalle condizioni oggettive della gara stessa. Nelle gare a squadre quello che conta è la performance di tutto il team e pertanto la priorità è quella di arrivare in fondo senza farsi eliminare in modo di dare la possibilità a tutti di qualificarsi. Tuttavia le regole di alcune competizioni prevedono che i tempi di qualificazione possano essere scelti sulla base dei tre migliori risultati (su quattro partecipanti). Questo quindi può, in base all’andamento, far decidere in corso d’opera di scegliere una strategia più grintosa; infatti se i primi tre “compagni di squadra” hanno concluso i propri percorsi senza errori, l’ultimo che gareggia può provare ad esibirsi in un percorso più “spinto”, perché a quel punto sono cambiate le esigenze (vengono preferiti sempre ii tre migliori risultati su quattro) e per migliorare le performance generale della squadra,  serve effettuare un percorso sempre senza errori, ma conseguito con un tempo migliore. Nel caso invece delle gare individuali quello che conta è la propria prestazione e dunque l’imperativo è fare il massimo per vincere! Pertanto bisogna prendersi dei rischi. Anche qui tuttavia ci sono delle eccezioni: se il percorso è molto difficile e mancano pochi concorrenti per finire e molti sono stati eliminati e nessuno ha completato il percorso senza errori, conviene cercare di arrivare in fondo andando un po’ più piano evitando rischi inutili.

L’Agility in 10 minuti: tutto quello che succede prima di una gara!
Immagine: Il primo percorso di Agility, Crufts (1977).  

Qualcuno ora astutamente dirà: “Converrebbe quindi essere tra i partecipanti che si devono esibire per ultimi!”, in realtà dipende, perché se avvenisse che i primi ottenessero dei risultati di primo piano, metterebbero ulteriore pressione ai binomi successivi, costringendoli  a doverci mettere molta “garra” a discapito della precisione e con il rischio di fallire l’obbiettivo.  

LA RICOGNIZIONE

Dunque, stabilita la strategia, incomincia quella che in gergo viene definita “ricognizione”: si tratta, nei famosi 7/10 minuti, di entrare in campo e seguire la sequenza giusta di ostacoli, ipotizzare il percorso del cane e il nostro, dopodiché memorizzare il tutto per poterlo replicare insieme al peloso. Per prima cosa è consigliabile concentrarsi sul tragitto che dovrà compiere il cane: il 4zampe ha una sua naturale andatura che lo porterà ad arrotondare più o meno la linea. Lo scopo è far sì che il cane faccia meno strada possibile, tenendo conto sempre di quanto detto prima. L’errore più comune che si fa in ricognizione, complice a volte l’ansia da memorizzazione, è sottovalutare il punto di vista del cane, che spesso è molto diverso da quella umano e, di conseguenza, potrebbe restituire una prospettiva completamente diversa. 

L’Agility in 10 minuti: tutto quello che succede prima di una gara!
 
Dovremmo sempre chiederci se quello che vediamo noi è la stessa cosa che potrebbe vedere il cane! Durante lo studio del percorso ci sono alcuni aspetti basilari del peloso di cui tener conto:

  • Le caratteristiche di razza e i limiti, o i vantaggi, da valutare relativamente alle attitudini fisiche del soggetto.
  • I binomi sono divisi in categorie di altezza, da tre a quattro a seconda del tipo di campionato, in relazione alla “misura” del cane. Questa distinzione incide molto sulle scelte che il conduttore valuterà nello studio del percorso; un soggetto piccolo, nella maggior parte dei casi, farà percorsi più “stretti”.

L’Agility in 10 minuti: tutto quello che succede prima di una gara!

    •  
  • Le caratteristiche fisiche del cane saranno un elemento altrettanto determinante per le scelte del conduttore. Possiamo trovarci davanti a soggetti morfologicamente costruiti in maniera diversa pur essendo della stessa grandezza: schiene corte o lunghe, rigide o flessibili, arti elastici o meno, assetto basso o alto, con parabola di salto lunga o corta, etc…; ogni disuguaglianza implica un modo diverso di correre, saltare, girare e di riprendersi dopo una frenata, in definitiva di percorrere al meglio il percorso.
  • La preparazione specifica del cane comunque è alla base di tutto: ci sono cani capaci (perché addestrati a farlo) di talune prestazioni e altri no; come anticipato prima, bisogna avere grande consapevolezza di quello che il cane sa o non sa fare per poter decidere cosa farà senza sbagliare. Per esempio condurre un soggetto capace di “avvolgersi” sul montante, con una parabola di salto corta e una pronta ripresa dopo l’atterraggio, consentirà di percorrere una linea più corta e, di conseguenza, quasi sempre più veloce. Le competenze del cane con un addestramento sempre più specifico e percorsi sempre più tecnici hanno portato i conduttori più esperti a cercare soluzioni di conduzione innovative; comandi assoluti e/o relativi, consentono di affrontare percorsi molto veloci conducendo a distanza, affidandosi esclusivamente alle competenze acquisite dal cane e potendosi permettere di anticipare il passaggio successivo.

Una volta studiato il percorso ottimale del cane, ci si può concentrare su quello del conduttore, anche in questo caso le regole e di conseguenza le scelte sono molte per capire come essere al posto giusto nel momento giusto:

  1. Cercare di essere sempre davanti al cane: così facendo sarà più facile far capire allo stesso cosa deve fare.
  2. Effettuare la strada più breve di quella del compagno: il cane è molto più veloce di noi e non riusciremo a stargli davanti se facessimo un percorso alla pari o più lungo del suo.
  3. Adeguare il percorso alle proprie capacità fisiche: se siamo molto veloci possiamo permetterci di avere il cane sempre molto vicino (più facile da condurre), al contrario se siamo molto più lenti del cane dovremo gestire il controllo più a distanza (molto rischioso ma più redditizio).
  4. Adeguare il nostro percorso alle capacità del cane: se il cane conosce, per esempio, dei comandi assoluti (sono comandi che gli fanno fare una cosa indipendentemente da dove è il conduttore), ci si potrà permettere di essere in un punto migliore del proprio percorso perché al cane è stato insegnato a fare quella cosa in maniera indipendente dalla nostra posizione.
  5. Incrociare il meno possibile il percorso del cane: in modo da non impedirgli la visuale su ciò che dovrà fare.

L’Agility in 10 minuti: tutto quello che succede prima di una gara!
 
MEMORIZZARE

Decise le scelte di percorso per il cane e per noi stessi, non resta che memorizzare! Più facile a dirsi che a farsi 🙂 , anche i più bravi conduttori a volte si fermano nel bel mezzo della gara chiedendosi “ma dove devo andare?”. Per i conduttori alle prime esperienze di gara, la preoccupazione più grande prima dell’entrata in campo è sempre la stessa: di non ricordarsi la sequenza giusta! Effettivamente una delle ragioni di molti eliminati risiede proprio in errori di percorso. A prescindere dall’esperienza che si acquisisce con il tempo, non esiste un metodo unico e preciso per scongiurare questo pericolo, piuttosto esistono diverse tecniche di memorizzazione del percorso che i conduttori mettono in pratica. Un sistema, messo a punto da molti conduttori esperti, consiste nel dividere l’intero percorso in una serie di “mini sequenze di ostacoli” che, alla fine, messe insieme, comporranno il giro completo. Come se il percorso fosse fatto di stanze e di porte che le congiungono, superate tutte le porte si arriva al traguardo. Altri scompongono il percorso in più pezzi che congiungono dei punti “chiave”: si cerca di fissare nella memoria i diversi punti da raggiungere al momento giusto. In sostanza il percorso viene molto semplificato perché ci si concentra solo sui punti fondamentali per la riuscita della performance. Per essere sicuri di ricordarsi il percorso è buona prassi provarlo mentalmente senza guardarlo: immaginate di dover tornare a casa e fare mente locale sulla strada…. Si parte, arrivo allo stop, giro a sinistra, sempre dritto, al semaforo a destra etc…. arrivati! È più o meno la stessa cosa e ci si può aiutare raccontandolo a qualcuno che guarda il percorso e ti dice se stai sbagliando. In molti sport si fa lo stesso, per esempio nel pattinaggio su ghiaccio (dove hanno condotto un esperimento interessante), pare che abbia più probabilità di non sbagliare chi si immagina, più volte, di effettuare correttamente l’esercizio, ripercorrendo mentalmente tutte le sequenze; forse perché acquista nel contempo più fiducia in se stesso.

ULTIMI MINUTI

Durante la ricognizione sarà molto positivo effettuare almeno una volta il giro del percorso in velocità e con i movimenti decisi immaginandosi il cane correre con voi, questo vi darà la possibilità di confermare e mettere ulteriormente a punto i passaggi di cui non siete sicuri. Un ulteriore consiglio: spesso ci sono due o tre soluzioni diverse, molto spesso si equivalgono ed è più importante scegliere una strada e perseguirla senza esitazione, peggio sarebbe rimanere nell’indecisione o nell’incertezza. Pertanto nel pre-ring, nell’osservare i percorsi dei binomi che ci precedono, è consigliabile non farsi influenzare da scelte di conduzione diverse da quelle provate in ricognizione. Infatti, modificare una decisione prima dell’entrata potrebbe cancellare o confondere l’immagine mentale che ci siamo fatti del percorso. Ma ora… è finito il tempo! Il megafono strilla “FINE RICOGNIZIONE… TUTTI FUORI DAL CAMPO”, si inizia! BUON DIVERTIMENTO E BUONA GARA A TUTTI !!!

Tratto dalla tesi finale di Stefano Cola per il corso Istruttori di Agility di Terzo Livello AIA (Associazione Italiana Agility)

Stefano Cola

Condividi.

Autore

avatar

Partner