Il tuo cane quando lo chiami non torna?

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Il tuo cane quando lo chiami non torna?
 

Il tuo cane quando lo chiami non torna? Ecco come fare…

Lasciare libero dal guinzaglio il proprio cane ed essere certi che se richiamato torni da noi senza esitazioni? Donare all’animale degli attimi di assoluta libertà, che lui impiegherà per scaricare l’energia accumulata a casa o perché costretto sempre al guinzaglio? Momenti di corse felici nei prati, svago totale e interazioni con gli altri amici cani? Purtroppo spesso non è così: molte volte non ci fidiamo di sganciare il guinzaglio, timorosi di smarrire il nostro fedele amico o semplicemente preoccupati che si metta nei guai… per fortuna in nostro aiuto arriva il comando di obbedienza di base più utile in assoluto: il richiamo. Prima ancora di “fissare” l’ordine di ritorno (di solito un bel “vieniiii”) consiglio a tutti di insegnare il “comando nome”: il suo nome deve significare per il cane “guardami”; è una vera e propria richiesta di attenzione che dovrà essere prontamente rinforzata (con un bocconcino, voce, contatto fisico). Dopo questa richiesta, potrà seguire un successivo comando per l’esecuzione di un secondo esercizio, ad esempio il seduto, il fermo, ma soprattutto il famoso “vieni”, che dovrà essere molto allegro e festoso. Il richiamo al cane viene insegnato sin da quando è cucciolo e lo si utilizza sin da quando il cane mette piede in casa, attorno ai 2-3 mesi di età. Questo esercizio può inizialmente essere effettuato dentro casa e a brevissime distanze, facendo comprendere al cane che è molto vantaggioso “ritornare dal proprietario”, il quale lo gratificherà con un bocconcino, delle coccole e con la voce (bravooo). Un altro esercizio da fare successivamente è quello di far trattenere il cucciolo da un amico, scappare via, fermarsi ad una ventina di passi e richiamare il cane con il comando “nome”, più la parola decisa in precedenza “di richiamo”; verrà premiato con un bocconcino prelibato solo se dopo la corsa si fermerà spontaneamente vicino al padrone. Il premio-boccone è da consegnare in maniera graduale, facendovi mordicchiare leggermente le mani, in modo che lui lo desideri sempre di più. Non si deve mai rincorrere lallievo cane e consiglio di attendere il furbastro rimanendo immobili. L’esercizio seguente è quello di lasciare il peloso libero e, quando lui sarà ad una certa distanza (prestabilita) da voi, provare a richiamarlo. Inizierete con il suo nome con tonalità bassa, per poi progressivamente salire di tono, aiutandovi eventualmente con della gestualità sonora (battito delle mani, fischio). Solo dopo l’esecuzione del comando – nome seguirà un ordine di richiamo con timbro deciso, ma calmo. Questo deve avvenire sempre se tra il cane e il proprietario c’è contatto visivo. Qualche volta è bene sparire dalla vista del cane quando lui è distratto, questo farà si che non vedendo il padrone, inizi a preoccuparsi di rimanere da solo. Se il nome rappresenta per il nostro amico una parola importante, dopo averla pronunciata più volte, lui intraprenderà una ricerca olfattiva e uditiva per ritrovare l’amico umano. Al suo arrivo l’allievo peloso riceverà delle lodi, delle coccole, un bocconcino o il giochino preferito.

Il tuo cane quando lo chiami non torna?
 
Di frequente, per far obbedire il cane libero, insegno ai miei allievi l’uso di un altro semplice comando, ma che ha un altro significato per l’animale: la parola “andiamoooo”; che tradotto dall’italiano al canino significa “io me ne vado via… seguimi”. Anch’essa ha inizialmente una tonalità bassa per poi salire di intensità, ma non deve essere mai utilizzata con tono severo e anche questo ordine va impartito solo a seguito del contatto visivo tra le parti. Il fatto che un cane non ritorni dal padrone quando libero è sovente sinonimo di un rapporto cane – padrone non idilliaco: il cane non si fida dell’umano, il padrone non è sicuro con il cane a “zonzo” e non sotto controllo. La prima cosa da fare quindi è quella di rivolgersi ad un esperto educatore per migliorare la relazione e lavorare con serenità e in sicurezza (magari in un bel campo recintato). Un cane libero ma ubbidiente “al momento giusto” è un cane felice. 

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