La dote della vigilanza nel carattere del cane…

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 La dote della vigilanza nel carattere del cane 2^parte
 

La dote della vigilanza nel carattere del cane 2^ parte

Questa dote, oltre ad essere in stretta relazione con la qualità naturale della tempra (sicurezza), va a braccetto con l’aggressività, l’arma usata dal cane per la difesa dei suoi possedimenti. Se il territorio è minacciato gravemente il cane giunge alla lotta e alla competizione con il “nemico”: in tal caso mette in campo la dote della combattività. Certe razze canine sono più vigili di altre: il portamento sicuro e fisso del Dobermann ci aiuta a comprendere la dote caratteriale della vigilanza, che può essere accompagnata, o meno, da abbaio sicuro e determinato. Rimane in ogni caso, come per le altre qualità naturali del carattere, un discorso soggettivo che va aldilà dell’appartenenza ad una determinata razza canina. La vigilanza può essere lunga, media o corta, in funzione dell’ampiezza del territorio che il cane si sentirà in dovere di proteggere. In generale un cane con vigilanza lunga risulta essere un soggetto poco temprato, abbastanza docile, poco vivace, spesso aggressivo; il cane con vigilanza corta sarà invece sicuro di sé, con giusta aggressività, correttamente docile e socievole, molto vivace. La vigilanza è anche in stretta connessione con il concetto di via di fuga. Se il potenziale nemico entrerà all’interno dello spazio considerato vitale per l’animale, verrà respinto da un’azione aggressiva e combattiva del cane causata dalla forza della disperazione e dovuta anche dalla distanza o dalla totale assenza di via di fuga. In pratica la vigilanza può sfociare in una vera e propria azione di lotta per la difesa di spazi e cose di vitale importanza per il cane. Di frequente i cani si appropriano degli spazi altrui con una certa prepotenza fisica: mediante atti del tutto istintuali o segnali sociali (come la marcatura del territorio) e un successivo comportamento di sfida, si arriva anche allo scontro fisico per stabilire la “proprietà” della zona. In base alla sicurezza del cane il suo comportamento di guardia e segnalazione sarà più o meno corretto. Un soggetto può essere più “rumoroso” di un altro perché più timoroso e insicuro, oppure più silenzioso perché più determinato e di tempra. E’ importante quindi stabilire il valore della dote della vigilanza di ogni singolo caso in esame. Questo ci aiuterà a capire se il cane ha percepito un pericolo vero oppure no e se, in pratica, sta svolgendo bene il suo compito di guardiano della proprietà. Da non confondere ovviamente il comportamento di guardia con altri casi di abbaio del cane, ad esempio quando è dovuto ad ansia da separazione. Non è corretto incitare un cane cucciolo all’abbaio perché potrebbe sorgere un problema per sé e per i vicini. Di solito l’animale tende ad avvertire il padrone di una presenza sconosciuta quando percepisce movimenti, suoni, odori non noti. Il nostro compito è quello di rafforzare gli atteggiamenti corretti e limitare quelli scorretti, ad esempio attraverso l’assuefazione (abituare a fare ma anche a non fare qualcosa). Analogamente, con l’esperienza il cane si abitua alle situazioni nuove che non gli provocano ansia, paura, pericolo.

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