La storia del cane: Iniziò facendo la guardia o cacciando?

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La storia del cane: Iniziò facendo la guardia o cacciando?
 

La storia del cane: Iniziò facendo la guardia o cacciando?

Prima di rispondere alla domanda del nostro titolo, credo sia utile andare a conoscere gli studi della Dott.ssa Angela Perri (statunitense, ma dalle chiare origini italiane), che lavora al Max Planck Institute di Lipsia. Come in molti di voi sapranno, questa società vanta più premi Nobel di qualsiasi altra istituzione mondiale e dalla fine degli anni ’40 lavora alla ricerca e allo sviluppo. Comunque, grazie agli studi e alle scoperte della Perri nel campo dell’antropologia (che questa volta casualmente ha coinvolto i cani), è nata una nuova ipotesi: il cane è diventato il miglior amico dell’uomo grazie alle sue capacità predatorie. Perché era ed è un ottimo cacciatore. Mettendo così in discussione che i primi canidi siano stati utilizzati dall’uomo per la guardia. Così il nostro miglior amico a quattro zampe sarebbe nostro sparring partner nella caccia sin dalla preistoria! Nella foto vediamo la ricostruzione di una battuta di caccia dei Jomon con i cani. (foto: Museo di Storia della Prefettura di Nigata).

La storia del cane: Iniziò facendo la guardia o cacciando?
Foto a sx di: www.modomirino.it – foto a dx di: www.repubblica.it  

Queste valutazioni sono state effettuate dopo aver analizzato molte sepolture di età preistorica, ritrovate in Giappone ed in oltre cento di queste, erano presenti dei resti di canidi. Questo dimostra, tra l’altro, che i cani rivestivano svariati ruoli importanti, non solo la caccia, ma anche come compagni di vita e con un marcato ruolo simbolico-religioso. La Perri ha iniziato studiando letteratura scientifica giapponese Jōmon, una popolazione preistorica di cacciatori, che abitavano alcune delle isole del Giappone (Honshu, Shikoku e Kyushu), circa 16.000 anni fa. Tra l’altro dai cani di Jomon (che venivano chiamati Matagi-ken) derivano gli attuali Hokkaido. Dagli studi della Dott.ssa Perri, emerge che i cani di Jomon venivano usati per scovare, inseguire ed uccidere piccole prede (alcune ora probabilmente estinte, roditori che stazionavano intorno ai corsi d’acqua, conigli e volatili che nidificavano a terra), ma anche cervi e cinghiali, così, non solo una caccia più semplice e con meno rischi per il cane e per l’uomo, ma vere e proprie battute di caccia a grandi erbivori armati di corna. Ricordiamoci che gli abitanti della preistoria non possedevano armi da fuoco e così la caccia era una cosa seria e a tratti pericolosa! Sin qua nulla di strano quindi, ma la cosa che ha sorpreso in molti, è che dagli studi effettuati in questi siti, dalle rappresentazioni sulle pareti, emerge chiaramente che i cani non erano solo considerati compagni di caccia, ma effettivi membri della comunità: l’analisi di queste sepolture del Mesolitico giapponese ha fatto emergere la somiglianza con le tombe degli umani. Il cane veniva sepolto sotto un cumulo di conchiglie colorate in una fossa singola! Il modo in cui veniva deposto il corpo ricorda la posizione fetale tipica dei rituali di sepoltura delle comunità umane del periodo. Nelle fosse vicino ai corpi dei cani venivano lasciati dei braccialetti e delle corna di cervo. È stata trovata in una fossa, una campana di bronzo con inciso un evento di caccia con un cinghiale circondato da un cacciatore e i suoi cani. Quindi, in quell’epoca ed in quello specifico contesto sociale, i cani assumevano lo stesso ruolo, nella cultura Jōmon, dei cacciatori umani. Sul culto del cane degli Jōmon, Darcy Morey, Dott.ssa della Virginia specializzata in: Zooarcheologia, Biologia Evolutiva e Evoluzione Culturale, esprime un parere diverso: “Non vi è alcuna certezza a riguardo, è possibile che gli Jōmon venerassero i cani anche per altri motivi spirituali e non solo per la loro abilità nella caccia”. Ad ogni modo, al di là dei vari punti di vista, la cosa che reputo davvero interessante alla fine, è il rapporto che aveva il cane con l’essere umano! Nelle ricerche della Perri, infatti, nel momento della caccia (nel caso specifico quella del cinghiale) si parla anche di un atteggiamento di protezione dei cani verso il cacciatore/compagno umano; mentre gli umani si prendevano a loro volta cura dei loro cani, infatti in alcuni dei siti in cui sono stati prodotti questi reperti, sono state rivelate piccole fratture ricomposte, cosa impossibile da realizzare per un cane, ma da un uomo preistorico forse sì.

La storia del cane: Iniziò facendo la guardia o cacciando?
Immagine 1 di : www.web.flet.keio.ac.jp

La storia del cane: Iniziò facendo la guardia o cacciando?Immagine 2 di : www.web.flet.keio.ac.jp 

Quindi ricapitolando: in un’epoca ormai lontanissima, in una cultura totalmente asiatica, in un area geografica nella quale non vi erano ancora i segni dell’agricoltura, il cane non solo cacciava a fianco del suo compagno a 2 zampe, condividendone il bottino, ma addirittura era adorato e considerato elemento indispensabile e paritario nella rischiosa pratica della caccia. Per la precisione dobbiamo riportare anche la parte brutta di questa bella storia, l’evoluzione porterà il cane nei secoli successivi ad essere considerato meramente del cibo. Infatti dalle ricerche che sono state effettuate sempre nelle medesime aree geografiche, successivamente, il ruolo del nostro amato si modificò radicalmente in linea con la cultura di quell’epoca. Molti i ritrovamenti (al contrario dell’epoca in cui il cane veniva sepolto con tutti gli onori) di fosse comuni con centinaia di ossa che dagli studi effettuati portavano i segni della macellazione. La Dott.ssa Perri, quindi ritiene che l’andamento, inteso come rapporto/ruolo – cane/uomo, sia stato nei secoli ondivago e soggetto a modifiche determinate dal contesto sociale e religioso di ogni singola epoca. Ho preso questa nota dal sito della Planck: Angela Perri è un’archeologa con interessi primari in zoologia archeologia e paleoparassitologia. Come ricercatore post-dottorato nel Dipartimento di evoluzione umana, la sua ricerca si concentra principalmente sulla natura delle interazioni uomo-ambiente analizzando le prime relazioni tra uomo e animale. Alcuni dei suoi progetti attuali includono:

Cani: addomesticamento del cane, tecniche di caccia assistita da cani, processi tafonomici legati al cane.

Paleoparassiti: metodologia di recupero e analisi dei paleoparassiti da siti archeologici paleolitici e mesolitici.

Transizione Pleistocene-Olocene: adattamenti ai cambiamenti climatici e ambientali tra cui la tecnologia venatoria e la variazione delle specie di prede.

“L’amicizia uomo-cane non ha avuto solo un andamento lineare, ma è stata caratterizzata da alti e bassi. I cani sono stati venerati o bistrattati a seconda delle epoche e delle culture” conclude la Perri. “Ma d’altronde succede ancora oggi: c’è chi li prende a sassate e chi invece li coccola come bambini”.

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