L’apprendimento canino: il condizionamento classico in pratica.

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L’apprendimento canino: il condizionamento classico in pratica.
 

L’apprendimento canino: il condizionamento classico in pratica.

Uno dei meccanismi di apprendimento basilari e tra i più utilizzati in addestramento è quello dell’associazione, che sfrutta i condizionamenti, classico o riflesso condizionato di primo tipo (PAVLOV) e condizionamento operante (SKINNER), analizziamo ora l’utilizzo pratico del condizionamento classico. Vi rimandiamo invece all’articolo precedente per le nozioni teoriche (CLIKKA). A mio avviso lo scopo dell’addestramento all’obbedienza di base, spesso impostato con questo primo condizionamento, ha molteplici utilità:

  • Avere un cane educato in luoghi pubblici.
  • Salvaguardare il cane dai pericoli del traffico cittadino.
  • Avere il suo controllo e permettergli di godersi la libertà ove consentito dalla legge.
  • Aiutarlo nei momenti di paura.
  • Calmarlo nei momenti di eccessiva eccitazione.

Per questi motivi è fondamentale insegnare al 4zampe dei comandi verbali che possano essere recepiti in lontananza, a differenza di un comando gestuale che non può essere visto dal giovane amico peloso. Peggio ancora sarebbe basare tutto il processo educativo sull’utilizzo del cibo. Con l’utilizzo di questa tecnica inizialmente il cane si attiverà con due o anche più stimoli, per poi quando si è ottenuta la risposta desiderata gratificarla entro 3 secondi dall’esecuzione di quanto ricercato. In pratica presento quasi simultaneamente uno stimolo verbale (comando o ordine) assieme ad un gesto del corpo ed eventualmente assieme al boccone gradito, per ottenere la postura desiderata (ad esempio il seduto) e gratificare con il premio alimentare (in assenza di questo, posso rinforzare con le lodi vocali, le carezze mirate, il giochino preferito). Successivamente, dopo delle ripetute sessioni di lavoro brevi e divertenti, devo togliere uno o più stimoli (di solito la gestualità del corpo e il cibo) per far sì che il cane esegua quanto richiesto verbalmente (quindi l’ordine o richiesta vocale), udibile dall’allievo anche a notevoli distanze.

L’apprendimento canino: il condizionamento classico in pratica.
 
È fondamentale non eliminare da questo processo la parola o ordine stabilito per una determinata esercitazione (il comando quindi), perché si corre il rischio di non riuscire a far obbedire il cucciolo (o il cane alle prime esperienze d’addestramento) in situazioni pericolose per lui, per gli altri cani e per le persone. Secondo delle scuole di pensiero il comando vocale non si deve proprio usare (il NO in particolar modo) e l’unico stimolo presentabile per ottenere una risposta del cane è il premio alimentare. Per altri ancora, gli unici stimoli da adoperare, sono il gesto corporale affiancato dal boccone desiderato. Spesso i giovani allievi educati in questa maniera non conoscono proprio le richieste vocali del padrone e si dimostrano poco ubbidienti in assenza di cibo e gestualità, con le difficoltà che ne conseguono in termini di educazione e sicurezza pubblica. La mia esperienza sul campo, mi suggerisce di specificare, che se impartisco un comando e nello stesso istante effettuo una gestualità, questo fa sì che l’allievo impari il movimento stabilito e non l’ordine. La stessa cosa accade se presento, come stimolo, dapprima un gesto corporale e dopo qualche secondo la disposizione vocale. Viceversa, presentando in primis lo stimolo vocale (comando) e dopo qualche secondo (fino a tre) aiuto lo scolaro ad eseguire quanto richiesto con la gestualità del corpo, lui fisserà la richiesta vocale. Dell’utilizzo pratico del condizionamento operante parleremo nella prossima news… a presto! 😉

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