Perché il cane fa ricorso al meccanismo di inibizione?

0

Perché il cane fa ricorso al meccanismo di inibizione?

Uno dei più importanti processi, utile a “regolamentare” un’azione di conflitto creatasi ad esempio tra due cani, è il meccanismo dell’inibizione, che è strettamente collegato ad una azione di dominanza da parte di un soggetto nei confronti di un altro. Questo meccanismo è in parte appreso dai cuccioli in tenera età, durante il confronto giocoso all’interno della cucciolata e in parte insegnato loro dalla madre, ma rimane in ogni caso un comportamento istintuale innato che la maggior parte dei cani mettono in pratica inizialmente attraverso il confronto con i loro conspecifici.

Perché il cane fa ricorso al meccanismo di inibizione?
 
Questo è un processo molto efficace ed ha un ruolo importante, ad esempio nel caso di un branco di lupi, per il mantenimento dell’equilibrio e delle gerarchie e quindi utile per la sopravvivenza del gruppo. Lo scopo principale dell’inibizione è la salvaguardia di energia, perché evita uno scontro fisico di lotta e di conseguenza evita lo spreco inutile di forze, necessarie appunto alla sopravvivenza del gruppo e della specie (utilizzate nella caccia, nella cura dei cuccioli e per spostare il branco). Spesso le sfide tra gli individui del gruppo possono sembrare molto vigorose ed energiche, quasi violente: molte volte invece sono delle lotte assolutamente “figurative”, senza procurare danni quindi, perché i soggetti mettono in campo tutto il loro repertorio posturale, il loro carisma, la propria forza psicologica. Ad un certo punto, quando un individuo prevale sull’altro, scatta l’inibizione, con posture di dominanza da una parte e di sottomissione dall’altra, che sanciscono la vittoria del più “forte”. Nei cani succede un po’ la stessa cosa, tra i cuccioli di pochi giorni e tra i piccolini stessi e la loro madre: importante diventa quindi il primo periodo di socializzazione (cioè quello che avviene nei primi mesi di vita). Spesso purtroppo succede invece, che certi animali non abbiano questa possibilità, a causa di un prematuro abbandono, oppure a causa di “allevatori della domenica” che separano i componenti della cucciolata prima dei termini di legge e delle necessità etologiche.Tocca di conseguenza al nuovo proprietario insegnare l’educazione al cucciolo e inibire certi comportamenti non desiderati, scorretti o troppo violenti. Sovente si sente parlare di inibizione del morso; in riferimento a questo concetto apriamo una parentesi: la bocca ha una funzione molto importante perché a parte le ovvie funzioni fisiologiche, permette al cane di esplorare, sperimentare, constatare, riconoscere e spesso viene utilizzata soprattutto per esprimersi (ovviamente non si fa menzione solo ai vocalizzi). Per l’appunto, a volte la usa anche per dimostrare la sua superiorità nei confronti della controparte (l’altro cane di famiglia, il gatto di casa, il padrone): questa azione del nostro piccolo amico deve essere gestita e controllata, limitandone l’azione (inibizione) senza però reprimere quello che per lui è un “normale” modo di comunicare. Spesso basta sostituire le nostre mani o il nostro braccio, con qualcosa di più corretto da mordicchiare (un osso, un pezzo di legno, un gioco di gomma, etc.).

Perché il cane fa ricorso al meccanismo di inibizione?
 
Nel casi in cui un cagnolino dimostri una certa veemenza con pieghe violente, nei confronti anche degli umani, un stratagemma che ha portato diversi risultati è affiancargli un un cane adulto, esperto ed equilibrato (un soggetto quindi molto carismatico), che nel tempo andrà ad influenzare positivamente lo stile scorretto del piccolo prepotente, educandolo ad un nuovo stile di vita.

Perché il cane fa ricorso al meccanismo di inibizione?
 
Il proprietario, d’altro canto non dovrà MAI usare la violenza per controllare questo tipo di comportamento sgradito: la dominanza espressa dai cani (e dai lupi nel branco) è ben altra cosa e si esprime attraverso:

  • Il carisma comunicativo;
  • la postura;
  • l’equilibrio;
  • la forza psicologica;
  • la capacità decisionale;
  • la fermezza.

In altre parole l’umano dovrebbe dimostrare tutto il suo carisma, senza però arrecare MAI danni psicofisici al proprio compagno, evitando di creare conflittualità inutili nel binomio, anche se il peloso per i motivi menzionati prima, si dovesse dimostrare arrogante o aggressivo.

Condividi.

Autore

avatar

Partner