Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto…

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Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto...
 

Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto sperando vi torni utile!

In questo articolo, vorrei rivedere più nel dettaglio alcuni particolari tecnici dell’avvicinamento a Zaira, in particolare modo l’utilizzo del guinzaglio. Per chi non l’avesse letta o non ne avesse memoria eccovi la storia di Zaira. In questo caso per il recupero psicologico di Zaira le metodologie utilizzate si sono rivelate adatte, ma quando si affrontano problemi comportamentali, bisogna scegliere la strategia migliore di volta in volta. Premettendo che questa non è l’unica tecnica corretta da utilizzarsi in questi casi, vi descriverò il metodo che ho utilizzato con Lei, sperando che possa essere d’aiuto a chi dovesse imbattersi in situazioni simili. Come avete potuto leggere nella news da me ripresa, Zaira non era molto predisposta, per usare un eufemismo, a farsi mettere il guinzaglio da uno sconosciuto (me) e tanto meno farlo per uscire dal box. La prima valutazione che ho fatto di fronte ad un iniziale atteggiamento poco collaborativo, è stata che ovviamente il box per Lei rappresentava un “posto sicuro” e che creava una certa distanza “di sicurezza” con l’uomo (poca socializzazione nei periodi sensibili); la percezione che aveva del box era sicuramente equivalente ad una grande tana (comportamento un po’ infantile). Questo oltre a garantirle un riparo le permetteva di sentirsi una leader incontrastata ed uscire di lì voleva dire mettersi in gioco (bassa autostima). Il rifiuto del guinzaglio è invece legato alla poca abitudine (l’ha portato solo in Puglia quando è stata recuperata… e probabilmente è stata al guinzaglio con una sola volontaria) ed al fatto che l’essere “legata” limitava le sue due possibilità di difesa, che sono FLY o FIGHT. Ora, il passo successivo era creare una lista di obbiettivi da raggiungere che mi avrebbero permesso di creare le condizioni per cui Zaira potesse essere affidata ad una nuova famiglia….

Gli obbiettivi di sabato 9 gennaio 2016

  1. Creare fiducia/amicizia (in parte già ottenuto nel primo incontro)
  2. Ingaggio (in parte già ottenuto nel primo incontro)
  3. Indossare il guinzaglio (in parte già ottenuto nel primo incontro)
  4. Uscita al guinzaglio dal box
  5. Passeggiata fuori dal box con guinzaglio

I punti 1, 2 e 5 non verranno analizzati, il punto 4 verrà solo introdotto.

Questi obiettivi sono stati comunicati alla Onlus ed ai volontari prima di incontrare Zaira; credo che fosse eticamente corretto dare un prospetto chiaro sul come intendevo procedere (ed il perché) a chi mi aveva commissionato il lavoro (pur avvisando che avrebbero potuto essere solo obbiettivi auspicabili).

INDOSSARE IL GUINZAGLIO:

Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto...La strategia era entrare nel box con il guinzaglio in tasca, non visibile al cane. Così pianificato, diedi le spalle a Zaira, per abbassare il più possibile, la sua sensazione di paura nei miei confronti e, mentre mi guardava, con movimenti non bruschi, posai il guinzaglio di fianco a me.
 

 

 

 

Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto...Scelsi di rimanere prima neutro e poi di compiere dei movimenti circolari all’interno del box. Successivamente invitai la cagnetta a me con l’ausilio di succulenti bocconi di wurstel, distraendola dalla presenza del guinzaglio a terra.

 

 

 

 

Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto...Quando i miei movimenti circolari arrivarono al guinzaglio posato a terra, notai che la lupotta si stava irrigidendo un po’, pertanto scelsi di forzarle subito la mano (avendo fiducia nel lavoro svolto nel primo incontro) lasciando dei premi posati per terra prima fuori e poi all’interno del guinzaglio stesso. Zaira, incuriosita dalla “pista” di wurstel, mangiò con soddisfazione anche quelli posati all’interno. Avevo già chiarito il SI come marker, così facendo (approvazione) la premiai ancora con dei bocconi e con un movimento più deciso la accompagnai via dal luogo del guinzaglio.
 

Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto...L’operazione (giro del box) venne ripetuta finché Zaira non dimostrò di essersi rilassata. Questa fase durò circa venti minuti durante il nostro primo incontro e dieci minuti durante il secondo. A quel punto, raccolsi il guinzaglio da terra e tenendolo in mano, iniziai nuovamente a girare in tondo nel box e a premiare il cane alla mano (lo spingere dentro la mano per ottenere il cibo era un risultato già raggiunto il primo giorno). Lo step successivo fu infilarmi il guinzaglio come un braccialetto e premiare Zaira con il braccio “guinzagliato”, premiandola con un’enfasi moderata ma chiara.
 

Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto...Dopo di che iniziai a farle scivolare il guinzaglio sulla testa, ma senza infilarglielo… poi utilizzai una parte del guinzaglio a mò di collare togliendolo e rimetterglielo; mentre svolgevo questo gesto avanti ed indietro, continuai a premiarla tenendo i bocconi nella mano del braccio guinzagliato e con l’altra mano le facevo scorrere il guinzaglio sulla testa, in modo da focalizzare il più possibile la sua attenzione sul centro della mano con i premi e non su quella che le scorreva sulla testa e sul collo.
 

 

Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto...Quindi riassumendo, l’efficacia del metodo fu determinata dal fatto che la premiai con il marker durante l’esercizio e con un rinforzo importante come il premio alimentare; stessa cosa ad esercizio terminato: marker e movimento. Nello step successivo adottai la stessa tecnica anche per mettere e togliere il guinzaglio. Questa fase durò circa trenta minuti durante il nostro primo incontro e quindici durante il secondo.

 

 

Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto... Quando per Zaira fu normale indossare il guinzaglio, questo gli è stato lasciato al collo senza premiarla (era una cosa normale avercelo) ed iniziammo a lavorare su semplici comandi come: il guardami, il seduto ed il vieni, già impostati durante il nostro primo incontro. La scelta di proseguire il lavoro con questi semplici esercizi mi permise di distrarre completamente Zaira dalla presenza del guinzaglio ed aumentare la nostra collaborazione interspecifica.

 

Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto...Il premio durante questa fase è sempre stato offerto in modo molto entusiasta; il marker è sempre stato chiaro ed a voce media, il movimento (spesso veloce) variava a seconda delle circostanze. Questa fase ha avuto una durata di circa trenta minuti, sia durante il nostro primo incontro che durante il secondo. I vari steps sopra descritti hanno avuto pause variabili. Questo per far sì che Zaira non vivesse troppo lo stress, con il rischio che poi perdesse interesse verso quello che stavamo facendo. Una cosa che ho imparato lavorando negli anni è che solo la sensibilità e l’empatia che creerete con il soggetto con il quale lavorate vi permetterà di capire come gestire le situazioni.

 
Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto...Anche se tutto è stato impostato come un gioco (e il premio è sempre stato presente come stimolo) Zaira ha dimostrato tutto il suo valore di lupotta affrontando le sue paure e impegnandosi nel capire cosa le chiedevo. Dopo aver camminato al guinzaglio all’interno del box per circa cinque minuti (attività già svolta durante il nostro primo incontro), chiesi ad un volontario, che mi faceva da assistente, di aprire la porta quando l’avessimo avuta alle spalle, in modo che Zaira non si accorgesse di questo nuovo evento; per facilitare il tutto, cercai di distrarla ulteriormente.

 

L’USCITA DAL BOX

Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto...Quando ci presentammo davanti alla porta aperta, pur continuando a girare all’interno, Zaira manifestò stress… me ne accorsi al volo e gli feci fare una curva più stretta verso il centro del box, riprendendo gli esercizi di obbedienza. Dopo breve tempo, quando la accompagnai davanti alla porta aperta non fu più un problema… curvai verso l’uscita. Questo è stato l’unico momento di tensione della giornata nel quale ho temuto che Zaira avrebbe potuto aver paura, cosa che mi avrebbe riportato indietro nel percorso rieducativo.

 

Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto...In quel momento prestai attenzione a tenere il guinzaglio morbido e, pur rimanendo quasi fermo, effettuai un’azione di disinnesco. Quando Zaira abbassò il suo livello di stress (il disinnesco funzionò e la portò ad un altro target), cioè pochi secondi dopo (che a me sembrarono infiniti, poichè in quell’azione ci si giocava il buon risultato della giornata in canile), ingaggiai nuovamente Zaira e, premiandola di continuo sia con la voce che con i premi e standole vicino, fece i suoi primi passi al guinzaglio fuori dal box! Piedi per terra, guinzaglio al collo… sono una lupa fiera: andiamo umano il gioco inizia ora!!! Questa fase ha avuto durata di circa quindici minuti.

 

Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto...Ho optato per l’uso del guinzaglio retriever con l’anello antistrozzo per varie ragioni. Non era pensabile chiuderle un collare classico attorno al collo senza spaventarla! In oltre il retriever è più leggero e non tintinna, quindi era più facile che non si accorgesse “quasi” di averlo. Infine, è molto più semplice e veloce da infilare e sfilare e consente, quindi, di ripetere numerose volte la sequenza degli esercizi.

 

 

 

Vi ricordate di Zaira? Vi spiego come ho fatto...

Ritengo che sia stata una buona giornata di lavoro, perché Zaira è riuscita a superare tutte le sue paure, senza avere momenti di perdita di controllo, ma superando gli ostacoli uno per uno. Il guinzaglio non è mai stato teso, ma è stato solo il prolungamento del mio braccio; tutto è stato ottenuto con il gioco, con i premi, creando armonia e fiducia. La fiducia me l’ha dimostrata mettendosi tra le mie gambe, saltandomi addosso, baciandomi e sedendosi tra me ed i volontari.

Ovviamente, il lavoro non è concluso, ma solo cominciato… verrà continuato, giorno per giorno, dai volontari del canile.

Le parole che vorrei usare come finale di questo articolo, ma che uso anche per segnarmi nella testa e nel cuore le cose a me più care, sono: Tenera, Passi, Sicura

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