Cosa succede se al branco si aggiunge un umano?

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Cosa succede se al branco si aggiunge un umano?
 

Cosa succede se al branco si aggiunge un umano?

Passare le giornate con al mio fianco un peloso, è una condizione imprescindibile della mia vita. Io mi chiamo Erika Belotti e sono un’Istruttrice cinofila del centro Redogs di San Gillio (To). Grazie a mio padre sono cresciuta circondata da Pastori Tedeschi e, nel momento in cui ho avuto il “nulla osta” dalla mia famiglia, ho potuto finalmente abbracciare il “mio” primo cane, un nero focato di nome Ulisse. Con lui è incominciato il mio percorso intriso di passione cinofila, che poi è diventato anche il mio lavoro a tempo pieno. Due anni fa ho preso una decisione molto importante, dettata dall’amore (questa volta non canino 😉 ), che mi ha stravolto la vita: mi sono trasferita a 300 km. da casa, lasciando la mia famiglia, i miei amici e i miei adorati cani.

Cosa succede se al branco si aggiunge un umano?
 
Ovviamente il mio futuro compagno non poteva che essere un cinofilo! Ci siamo conosciuti tramite amici, le nostre giornate erano accompagnate da lunghe sessioni di lavoro e sino a prima di trasferirmi il suo “braccio destro” l’avevo visto solamente in foto. La narrazione riferita dai suoi amici non era di quelle incoraggianti, difatti il Grigio in questione veniva descritto come un temibile Pastore Tedesco da non guardare mai fisso negli occhi!. A detta del mio ragazzo, invece, il suo 4zampe era un semplice cane con tratti caratteriali di tutto rispetto che per lui erano motivo di orgoglio. Il giorno in cui, per la prima volta sono entrata in casa loro, effettivamente, per i primi cinque minuti questo bestione mi ha abbaiato in faccia come se fosse davanti ad un figurante, ma poco dopo era a pancia in su a farsi fare i grattini 🙂 . Nei primi mesi di frequentazione, facevo la pendolare e pertanto non sono mai riuscita a conoscere in maniera approfondita la fantomatica “belva”. Tra me e Thor (nella foto sopra), quindi, esisteva una semplice toccata e fuga, fatta di una forte simpatia e di tante coccole… che in fin dei conti, come inizio, non era poi così male :-). Thor è un Pastore Tedesco Grigio di sette anni, con una carriera in IPO molto buona, condotto con piacere e gestito nella vita quotidiana come un qualsiasi altro cane. Thor è sicuramente tosto, testardo, fiero e pieno di sé, molto sicuro e molto autonomo aggiungerei, ma nei suoi occhi si intravedono chiaramente le enormi doti “umane”. Quando poi a maggio di due anni fa ho fatto le valigie e mi sono trasferita definitivamente, ho dovuto affrontare una cosa che non avevo previsto: diventare parte della famiglia di Thor.

Cosa succede se al branco si aggiunge un umano?
 
Quindi, in definitiva, fin tanto ero una comparsa, per Thor andava tutto bene, quando invece sono diventata un’ombra assillante nella sua casa, le cose sono cambiate. Mi sono trasferita in un periodo in cui il mio ragazzo era in ferie, quindi la gestione di Thor era ancora completamente nelle sue mani. Poi il primo giorno di lavoro ci siamo trovati a tu per tu… ed è da qui che inizia la vera storia. La prima mattina mi sveglio, faccio colazione e cerco di posare la tazza del thè nella lavastoviglie, appunto cerco, perché Thor si era sdraiato sotto la lavastoviglie e ogni qualvolta tentassi di avvicinarmi mi ringhiava. La tazza rimase sulla penisola della cucina fino al rientro di Daniele. Preparata e vestita, lo invito a venire da me per scendere a fare la passeggiata, ovviamente come da copione, ringhio per mettergli il collare, trascinata per venti minuti a destra e sinistra come se attaccata al guinzaglio ci fosse un palloncino…  eppure, mi dicevo: ma ho sempre avuto Pastori Tedeschi! Io con il mio non facevo tutta questa fatica. Ovviamente, ringhio per togliergli il collare, lasciato li al collo anche quello. In pratica Thor ha continuato ad ignorarmi e a sfidarmi perché quella era casa sua, io ero solo un ospite per lui, il suo era un binomio (Daniele) e non un gruppo sociale e/o famigliare. La verità? Dovevo guadagnarmi il mio posto! Da buona educatrice cinofila ho pensato: “Eh mo’ che facciamo?”. Così ho provato tante cose: ho iniziato cercando di comprarmelo con i bocconi (sembrava la via più facile, no?), ma il risultato fu uno zero assoluto. Ho provato con il gioco: palline, salamotti, etc., sì, era bello, fin quando il gioco non diventava solo suo e io rimanevo sempre lì, invisibile. Ho provato a lasciarlo libero nei campi… e si è rotolato nel letame per 20 minuti mentre io mi sgolavo cercando di fargli capire che quello non era un bel modo per iniziare la nostra relazione. Così, un po’ demoralizzata ho provato l’ultima spiaggia, che a posteriori ho compreso sarebbe stata la strada migliore fin dall’inizio: imparare a conoscerci e guadagnarmi la sua fiducia.

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Ho lavorato tutto sul sociale! La nostra relazione ha iniziato a sbocciare quando abbiamo compreso entrambi cosa volevamo l’una dall’altro: io un cane con cui poter condividere la mia quotidianità, di cui fidarmi e lui un punto d’appoggio, una figura sicura e stabile quanto lo era lui, ma con quella dolcezza e quel riguardo che solo noi donne possiamo avere. Sono così iniziate le nostre esperienze: siamo andati al lago a nuotare, a conoscere tanti nuovi amici umani e non, abbiamo fatto cene, aperitivi, giri in città. Abbiamo imparato a giocare insieme, ad uscire in passeggiata senza che io venissi regolarmente trascinata per 20 km., a farci un sacco di coccole, a creare dei vizi e dei rituali solo nostri. Siamo passati dall’entrata in ascensore nella quale Thor non aspettava altro che il momento giusto per lanciarsi fuori, a non uscire più perché le coccole sono più importanti, al mio “Ciccio andiamo” e vederlo corrermi incontro con la faccetta più felice del mondo, a sentirlo gioire quando riconosce i vestiti del campo ed esplodere di gioia perché lui ha voglia, voglia di stare con me! Ho la fortuna adesso di vivere con un cane che sento mio, con la consapevolezza che anche lui ha rispetto e fiducia di me, così tanta, da farci anche un bel viaggio andata e ritorno in treno di ben quattro ore per Roma, godere dei complimenti delle persone per avere un cane educato, gestibile e che dormiva a pancia all’aria in mezzo ai sedili di Trenitalia. Da concedermi di poter lavorare con lui in assenza del suo conduttore e quindi fidarsi e rispondere ai miei comandi come se fosse la normalità, riempiendomi di orgoglio ogni volta che il nostro sguardo si incrocia e leggo nei suoi occhi la voglia di viverci. Un cane amorevole, pieno di voglia di dare e ricevere nuove esperienze, affetto e vivacità. Ho la possibilità di farlo conoscere a tutti i cani che frequentano il centro cinofilo dove lavoro, dai cuccioli per i quali diventa un “papà” responsabile e comunicativo, agli adulti femmine delle quali si innamora perdutamente e degli adulti maschi con i quali utilizza una comunicazione molto chiara, senza mai passare il limite. È un cane piacevole da vivere, un’animale sociale che sa comunicare e sa praticare un’importante empatia con le persone.

Cosa succede se al branco si aggiunge un umano?
 
Non è stato facile, c’è voluto tempo, pazienza e tanta tanta tanta voglia da parte di entrambi, però non cambierei nulla del nostro percorso insieme. Siamo riusciti a creare un nuovo nucleo famigliare, anche con i miei cani (nella foto sopra), nonostante le gelosie e i caratteri differenti e con la mia famiglia, che ormai adora Thor come se fosse cresciuto sin da cucciolo con loro. Per questo vorrei sfatare il mito che è difficile creare un rapporto con un cane già adulto, perché con impegno e devozione si può fare tutto. Un cane adulto è sicuramente più difficile, ma non è impossibile. L’amore che può donare è tale e quale a quello che può donare un cucciolotto. Il rapporto che si può creare non è minore o peggiore di quello che si crea nella prima fase di vita di un cane. Un cane adulto è solo un cane che ha esattamente idea di chi è, di cosa vuole e di cosa può dare. Siamo noi che dobbiamo solo aprirci a lui.

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