Grazie Maya di avermi insegnato il valore della vita canina!

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Grazie Maya di avermi insegnato il valore della vita canina!
 

Grazie Maya di avermi insegnato il valore della vita canina! Sarai sempre parte di me…        

Ho la fortuna di scrivere parte di questa storia con ancora il suo muso che mi guarda (buona parte di questi contenuti li ho buttati giù un anno fa), voglio condividere questa bellissima esperienza perchè a me ha insegnato molto e spero che possa parlare anche al cuore di qualcun’altro che, come me, ama gli animali e in particolare i cani.

Grazie Maya di avermi insegnato il valore della vita canina!

Maya è sempre stata intraprendente e molto golosa, fin da piccola rubava qualunque cosa lasciassi per sbaglio a portata di zampa. Mi ricordo per esempio quando a Natale, corrompendo il suo amico Artù, che era un enorme cane “Mastino dei Pirenei”, riuscì a raggiungere il tavolo dove era stato lasciato il pandoro incustodito. Tornando a casa trovai Max (un altro cagnotto del branco) che mi guardava con occhi spalancati e un po’ preoccupati e Artù nascosto, si fa per dire… sotto il tavolo con la stessa espressione, l’unica allegra e felice, anzi scodinzolante e festosa era lei… Maya, che con la pancia che quasi gli toccava per terra, mi venne incontro tutta soddisfatta… niente più pandoro! La pancia di Maya era così grande che non riusciva neanche a fare da sola le scale di casa, si fermava ad ogni gradino per fare il ruttino 🙂 . Maya ha lavorato per anni con bambini adulti e anziani, con lei abbiamo affrontato le sfide più dure… una fra tutte (che ricordo con affetto) la bambina con la Sindrome di Rett, malattia che colpisce le femmine e che impedisce lo sviluppo del linguaggio verbale, spesso associato a crisi epilettiche e all’incapacità di usare le mani… insomma un grosso problema per chi ne è affetto e per chi vive con la malattia. Mi fa particolarmente piacere parlare di questa esperienza poichè la bambina mi era stata presentata da un grande medico e un grandissimo uomo il Dott. Besana che ricopriva il ruolo di Primario all’Ospedale dei Bambini di Alessandria. “Incontriamo “Beatrice “ (nome di fantasia) per la prima volta e lei guardò Maya, sua mamma rimase in attesa come me di un segnale, che ci facesse capire se fosse contenta di quella sorpresa… un cane che aspettava solo di giocare con lei. Iniziò un comportamento strano, difficile da decifrare, a tratti gridava come sofferente e a tratti si sporgeva verso Maya come per chiamarla. Con pazienza e aspettando i suoi tempi, ci rendemmo conto che la bambina voleva spostarsi per poterla toccare e guardarla negli occhi. Beatrice non poteva camminare spontaneamente, doveva essere aiutata negli spostamenti posturali, come ad esempio girarsi su se stessa. A quel punto una volta raggiunta la posizione desiderata, di fronte al muso di Maya, sorrise e la toccò. Questa situazione ci emozionò  e insieme alla mamma decidemmo di lasciarle libere di incontrarsi, su una via della comunicazione  a noi estranea, ma che evidentemente metteva entrambe a loro agio. Nell’incontro successivo avvenne una cosa che aveva del miracoloso…  iniziammo l’incontro con un momento di grande tensione emotiva, causata dal fatto che la bambina appena posizionata sul tappetone in attesa dell’avvicinamento di Maya, apparve subito in una situazione di disagio, Maya come sempre si pose di schiena aspettando una carezza, ma Beatrice invece iniziò a gridare con sofferenza… io non sapendo interpretare quelle grida ed entrai in uno stato d’ansia e pertanto chiesi a Maya di spostarsi, lo feci più volte, al punto che Maya si girò verso di me e spostandosi leggermente mi diede una leccatina sul viso. A quel punto fu palese, che il cane a differenza di me gestiva benissimo la frustrazione e che la comunicazione tra Maya e Beatrice impostata precedentemente risultava in realtà molto efficace. Infatti dopo qualche minuto, a me parso interminabile, la bambina smise di piangere e gridare e si sporse con tutto il tronco e le braccia verso di me, intuii che voleva essere sollevata, fu così, che mi spostai, mi misi in ginocchio e la aiutai ad alzarsi, contemporaneamente Maya si spostò e se ne andò. Incredibile, ma aveva creato uno spazio comunicativo che consentiva anche a me di entrare in questa relazione. Poco dopo ci sedemmo e proposi a Beatrice il gioco del biscotto: usando le fette biscottate chiesi a Beatrice che, non sapeva usare le mani, di offrire un biscotto a Maya. Con enorme sorpresa la bambina prese con le dita autonomamente una fetta biscottata e se la portò alla bocca… il pezzo che le cadde sulle gambe venne prontamente mangiato da Maya, che di fronte a noi non smise mai di fissarla… la bambina rise soddisfatta e successivamente ripropose la stessa sequenza, ma questa volta offrendo la fetta biscottata direttamente a Maya. Io e la mamma della bambina ci guardammo commosse ed emozionate, perché per la prima volta la bambina era autonoma e felice di condividere un momento con noi, inoltre scoprii con somma felicità che era in grado anche di usare le mani… e forse… chissà quante altre sorprese ci avrebbe potuto riservare ancora!”.

Maya l’anno scorso non era stata bene, un ictus l’aveva colpita improvvisamente impedendole di camminare e di vedere…

Ore 19.00: cieca e senza alcun coordinamento, ma presente a se stessa… mi sedetti vicino a lei e accarezzandola le parlavo… nel farlo la mia mente si apriva come in un film muto, facendomi rivivere tutte le volte che con la mia fantastica amica, eravamo state al fiume a giocare o quando partorì la sua prima splendida cucciolata… mi passarono davanti gli ultimi 14 anni della nostra vita…

Ore 20.00: sono ancora lì seduta e aspetto la chiamata del mio Veterinario, che spero possa dirmi qualcosa su come comportarmi… non credo sarei in grado di sopportare una notte intera così; improvvisamente penso che forse sarebbe il caso di pensare all’eutanasia. Paolo (il Veterinario), che conosce bene sia me che Maya, mi dice di aspettare che sarebbe salito da me nel giro di una mezz’ora, allorchè decido di alzarmi e di entrare in casa per prendere un bicchiere d’acqua, ma girandomi per controllare se sia tutto a posto, girandomi mi accorgo che Maya non c’è più! Esco velocissima e la trovo con le zampe anteriori sui gradini rivolta verso il prato… le chiedo cosa stia facendo e cerco di aiutarla a scendere. Con una forza e una energia incredibile trascinando le zampe posteriori e cercando di coordinare il tronco Maya cerca il prato per fare pipì… e con la stessa forza e determinazione si trascina fino alle ciotole dell’acqua per bere. È  viva e si sta riprendendo, possiamo pensare di richiudere la sua tomba… perchè quello non è il suo giorno per morire.

Grazie Maya di avermi insegnato il valore della vita canina!

 
Oggi: da poco Maya mi ha lasciato e con lei anche la mia adorata Boh (del quale scriverò domani) e rovinata dal dolore penso a quanto ha lottato per rimanere ancora al mio fianco per un anno intero. Lei l’ha fatto per me, decidendo di prendere la vita con grinta, determinazione, coraggio e voglia di vivere, non mollando mai di un cm.! Lei, animale semplice e dalle poche pretese ha scelto di non andarsene prima… forse perché io non ero ancora pronta! O forse la sua tempra e suo amore incondizionato per la vita, le hanno dato la forza di rimanere al mio fianco ancora per un po’… non ho certezze in realtà… beh allora che zampa nella zampa sia! Sono felice di aver fatto questo percorso con te dolce Maya e ti ringrazio di avermi regalato un altro anno… sono felice di averti accompagnata verso la fine… perché so, che tu, creatura semplice, mi chiedevi solo di esserci e di accettare (come tu hai fatto con grande dignità) la tua dipartita. Grazie Maya… per sempre insieme…

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