La commovente storia di un Greyhound, tra carriera e sofferenza!

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La commovente storia di un Greyhound, tra carriera e sofferenza!
 

La commovente storia di un Greyhound, tra carriera e sofferenza! La storia di Byron, l’indimenticato campione… (6.9.2006 – 31.10.2015).

Oggi per me è e rimarrà un giorno importante perché, come si può vedere dalle date sotto il titolo, rappresenta la chiusura di una delle storie più splendide ed educative della mia professione di omeopata. Byron era un Greyhound, campione dei cinodromi d’Irlanda; in quel paese era conosciuto come Weir Hero e delle cronache delle sue imprese si possono ancora trovare riscontri sulla rete. Non penso sia necessario ricordare in questa occasione come vengono trattati i levrieri adibiti alle corse, veri e propri oggetti, barbaramente “usati” con l’unico scopo di divertire ed eccitare gli scommettitori ed ancor meno ritengo adatto ricordare come vengono trattati i levrieri a fine carriera o quelli che dimostrano di non essere redditizi per le corse. La mia profonda gratitudine va a tutte quelle persone, come Hanna Fitzgerald ed il suo Cottage Rescue, le associazioni come il GACI, SOS Levrieri ed altre facilmente rintracciabili, che si preoccupano con successo di far adottare questi splendidi cani e sottrarli così alla barbarie umana. Ho conosciuto Byron il 27 novembre 2012, quando i suoi nuovi “genitori” adottivi, Lorella e Kristian di Asolo Dog Resort, me lo hanno portato dopo aver ricevuto il referto delle analisi che avevano fatto fare in seguito all’imponente ipertrofia dei linfonodi del cane: linfoma multicentrico.

“Non lo sottoporremo alla chemio, dopo tutto quello che ha passato, per cui siamo qui per cercare assieme a lei un’alternativa dolce; – mi dissero – noi non sappiamo nulla di omeopatia, ma ci siamo informati ed abbiamo visto che lei ha trattato spesso patologie gravi come questa con successo. Siamo consci di cosa stiamo parlando, sappiamo che Byron non potrà guarire, ma desideriamo per Lui un percorso dignitoso, privo o con minima sofferenza, fino a quando il destino si compirà. Se lei è d’accordo lo faremo assieme, faremo come lei ci indicherà ed avrà la nostra massima collaborazione.”.

Byron: ha corso in 130 gare ufficiali. Nel circuito più importante, da aprile 2008 a dicembre 2011, ne ha corso 110, una ogni 11 giorni! Riguardo a queste ultime, è stato 72 volte sul podio, 25 come primo, 25 come secondo e 22 come terzo. 15 volte è arrivato quarto, 9 volte quinto e 14 sesto.

Questo solo per capire a che livello di sfruttamento è stato sottoposto (per non parlare del doping). Ad un certo punto, naturalmente, “la macchina” si è rotta: probabilmente i primi accenni di malattia cominciavano a farsi sentire nell’organismo di Weir Hero, il suo nome di allora. La “rottamazione” era vicina, ma quei due “angeli”, Lorella e Kristian, hanno pagato il suo viaggio in Italia e l’hanno accolto nella loro casa. Ci siamo messi d’impegno tutti quanti e la terapia di Byron è iniziata. Molti sono stati i momenti delicati, soprattutto dovuti allo sconforto che ogni tanto assaliva i proprietari che vedevano la malattia progredire. Ovviamente mi sono dovuto preoccupare anche di loro, affinché il piano d’azione rimanesse su binari coerenti ed ho dovuto perfezionare le mie capacità di coaching, soprattutto quando è comparsa una sindrome paraneoplastica progressiva, che piano piano ha “mangiato” mezza faccia di Byron. Nell’ultimo periodo ci si domandava come facesse a respirare e soprattutto come potesse non avvertire dolore con quella corrosione in atto che aveva distrutto tutta la parte della faccia, compresi naso e bocca, del lato destro e che ormai minacciava anche l’occhio omologo. Byron non ha mai avuto bisogno di un antidolorifico, non si è mai lamentato, ha sempre divorato le sue razioni di cibo, ha sempre manifestato curiosità ed interesse… è sempre stato presente e per nulla distratto dalla malattia. Negli ultimi giorni di ottobre 2015, Lorella mi manda un video che riprende Byron da sinistra che mangia avidamente la sua razione dalla ciotola. Ricordo che l’ho fatta vedere a molte persone e colleghi, ignari di questa storia, chiedendo loro: “cos’ha questo cane?” E la risposta era sempre la stessa: “a me sembra che stia benissimo… perché sta male?” Solo pochi giorni dopo, un anno oggi per l’appunto, sono stato costretto ad “addormentarlo”, essendo la situazione delle lesioni diventata insostenibile, non per i proprietari, ma per lui. D’altra parte nessuna medicina rende immortali! Byron ha trascorso felicemente i tre anni da adottato e ricordo, per coloro che non lo sapessero, che la prognosi di linfoma nel cane va da sei mesi ad un anno circa con il protocollo chemio-terapico e che tre anni per un cane di quella taglia sono tanti, ma veramente tanti! In tutto questo periodo è diventato il riferimento di tante cose, un vero e proprio totem: con la sua personalità ed il suo temperamento è stato protagonista di momenti forti ed importanti per il nucleo famigliare, che nel frattempo si era arricchito di altri componenti (levrieri). Byron è stato il leader indiscusso del branco, il riferimento di tutti gli altri cani, compresi quelli che arrivavano temporaneamente come ospiti presso la struttura; gli è sempre bastato uno sguardo per “mettere ordine”, è stato attore di scene e situazioni che hanno scatenato l’ilarità dei presenti provocato la loro ammirazione, ma soprattutto è stato il vero ispiratore di Asolo Dog Resort e della “Casa nel Bosco”, il posto che i proprietari hanno voluto soprattutto per lui e che poi è diventata un’istituzione, dove oggi decine di levrieri possono godere di un’ospitalità che non ha eguali e dove oggi riposa all’ombra di una grande quercia.

La commovente storia di un Greyhound, tra carriera e sofferenza!

 
La storia di Byron continua ben oltre la sua vita perché, senza la minima retorica, è stato per Lorella e Kristian un vero messaggero del “destino” e loro erano evidentemente pronti a coglierne i significati. Questo caso rappresenta certamente, come altri del genere, una palestra di esercizio omeopatico con necessità di osservazione ed impegno costanti, numerose modifiche terapeutiche, visite… ma così è stato permesso al paziente una rivincita insperata sulla vita, di assaporare giorni felici come non aveva mai avuto, di vivere finalmente una libertà mai concessa e di realizzare anche qualcosa di alto: essere una presenza positiva per il nucleo familiare. Perché spesso è questo il compito che hanno gli animali: insegnarci a vivere giorno per giorno, gioiosamente. Lorella e Kristian, all’inizio ansiosi e centrati sulla malattia “mortale”, ora sono centrati consapevolmente sulla vita… grazie Byron!

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