La vita e la morte… un caldo abbraccio…

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La vita e la morte... un caldo abbraccio...
(nella foto: Alf e Siddis)

 

La vita e la morte… un caldo abbraccio… l’ultimo saluto

Questa volta non parlo di cani di canile, anzi si, non parlo di paure, anzi si, non parlo di fobie, anzi si; questa volta parlo del dolore, quello vero, quello della vita della rinascita e della morte.

La storia che voglio raccontarvi, una storia vera e parla di un bellissimo Pitt Bull di nome Sid:

Sid arriva dal canile di Avola (circa 2 anni e 4 mesi fa) Lui ed i suoi fratelli hanno tutti qualche problema comportamentale; niente di così strano… Pitt, abbandono, canile, troppo poco tempo con la mamma, volo in aereo, Torino, adozione… Sid viene accompagnato pochi mesi dopo al campo d’addestramento per iniziare a lavorare con me: è Amore! Questo pazzo scatenato corre a più non posso, manco guarda Sara, la proprietaria, lui corre è un giovane Pitt! Tutto è possibile, la forza, i denti, il carattere. Sid mentre corre investe la rete di recinzione, Sid mentre corre sbatte contro la palizzata da mondioring, Sid mentre corre mi sbatte contro e nulla… Lui continua a correre! Sid è pazzo di gioia! Dopo la prima lezione dico a Sara che manca un po’ l’ingaggio, ma si può costruire, manca un po’ l’attenzione ma si può creare, manca l’ubbidienza ma ci sarà… cosa non manca a Sid è la voglia di vivere e l’energia! In questi anni, ho imparato a conoscere l’energia, sia negli uomini che nei cani, alcuni l’energia te la tolgono altri ne hanno da vendere… beh Sid ha molta energia da vendere. Sid, oltre ad essere un pazzo scatenato, ha un po’ paura delle persone, così iniziamo un percorso in cui il cucciolo incominci a guardare negli occhi la sua proprietaria; così facendo iniziò a sentirsi un vero cane (con lui ho usato l’agility), iniziò l’obbedienza (seduto terra fermo vieni si no etc.), iniziò pian piano l’integrazione con il mondo. Dopo aver fatto capire a Sid quanto fosse figo, bello e forte iniziammo ad andare al bar, in pasticceria e nel centro di Carignano (cittadina torinese); Sid è un Pitt dal grande cuore… tutto si fa, tutto è possibile… sembra dire:<< dammi una sfida e la vinco >>. Sid è uno dei cani del mio cuore, Sid è un Pitt! È il 31 dicembre 2015 e Sid non mangia molto, forse ha paura dei botti, strano…. Il primo gennaio viene portato ad una visita in un ambulatorio veterinario aperto: forse è gastroenterite. Il due gennaio visita da un altro veterinario: è pancreatite acuta, la macchina non misura il valore, è un fuori scala. Vado a trovarli e, mentre gli stanno facendo una flebo, mi scodinzola e mi appoggia la testa nell’incavo del gomito. E’ il tre gennaio 2016 Sara mi chiama: è andata in clinica d’urgenza Sid ha vomitato forte, è collassato in braccio a lei durante quel viaggio di 2 o 3 minuti, Sid è dentro con i veterinari, mente mi parla dice a qualcuno che non so, come sta? “E’ MORTOOOOOOOOOOOOOOOOO” sento l’urlo e so che è tutto finito. Corro a Torino, vado in clinica… Lui è li sulla barella, morto. Ha i suoi soliti occhi da Pitt, sembra felice, non soffre più. La parte dopo è quella che scrive il suo papà umano, Cristiano G., su un post. Spero che abbiate tempo e voglia di leggerla: è molto istruttiva, fa capire cosa abbiamo e quanto è importante godercelo prima di perdere tutto.
 
<< Ieri (3 gennaio 2016) è stato un giorno terribile.
Indimenticabile.
Il modo peggiore per iniziare l’anno nuovo.

Ieri, attorno alle ore 12.45, Sid è diventato un angioletto.
Ci è stato portato via dalla Pancreatite.
Strappato via a forza dalle nostre braccia, per colpa di una malattia forse incurabile, ma sicuramente fulminante.
In 6 giorni Sid ha perso 5 chili, ed è passato da correre con la sua amica Leila a correre nei prati immensi dei Campi Elisi.

Quello che mi rimane è il suo collare, tante lacrime e tantissimi ricordi.

Ricordo come se fosse ieri (ed infatti sono passati solo 2 anni), quando io – in giacca e cravatta – e Leila, sotto la neve, siamo andati a prendere il piccolino.
Sara era così triste perchè avevo portato via Leila da casa, ma avreste dovuto vedere la sua faccia quando le ho dato il piccolo Giancarlo (a noi piaceva chiamarlo così).
Siddis è diventato subito il migliore amico di Leila (nonchè l’unico).
Ancora stamattina Leila cercava il bambino al parco, aspettando di vederlo arrivare da qualche parte, ignara del fatto che non tornerà mai più.

Abbiamo fatto tante cose insieme: abbiamo imparato a fare la pipì, abbiamo imparato a divorare divani di pelle nuovi, abbiamo fatto la scuola di cane, ti ho visto saltare come un capriolo sugli attrezzi per fare agility.
Siamo andati anche in tanti posti, con e senza Leila: era così bello vedere i tuoi occhi sempre pieni di vita, e tu che volevi sempre vedere, conoscere e scoprire di più.

Quello che mi fa male, oltre al pensiero di averti perso, è pensare di averti perso così presto.
Non si può morire a soli 2 anni.
Eri così piccolo.
Buono.
Indifeso.
Volevi bene a tutti. E tutti ti volevano bene.
E quindi non è giusto.
Mia madre, ieri, mi ha ricordato che la vita raramente è giusta, ma questa è solo una magra consolazione, perchè non ti riporterà indietro da noi.

Mi vengono in mente solo le scene di ieri, e non riesco a cancellarle così come succede per una lavagna, su cui le scritte sono rimaste per troppo tempo.
Troppo grande è il ricordo e il bene che ti ho voluto per dimenticare o alleviare quello che è successo.
Vederti steso su un lettino, senza vita.
Proprio tu, che avevi l’argento vivo addosso.

Mi viene da piangere pensando che avrei potuto fare di più, sia quando stavi bene che negli ultimi giorni, quando stavi male.
Avrei potuto coccolarti di più.
Avrei potuto cercare di dimostrarti tutto il mio amore con più forza.
Avrei potuto (e voluto, con il senno di poi) arrabbiarmi di meno con te.
Avrei voluto farti fare delle passeggiate molto più lunghe e avrei voluto giocare con te molto di più.
E in questi giorni di sofferenza, avrei voluto starti più vicino.
Avrei voluto capirti, e capire il male che provavi.
Avrei voluto passare tutto il tempo con te, ma ero così pieno di ottimismo sulla tua guarigione che non ho capito l’importanza del momento.
Avrei voluto dirti queste cose di persona, e non su un post del cazzo su Facebook.

Quello che posso fare ora è ringraziarti.
Per tutto.
Per il tempo che ci hai concesso e per il bene che ci hai voluto. Per averci sempre fatto sorridere. Per averci divertito con le tue facce buffe e la tua espressione un po’ tonta e un po’ innocente.
Ti chiedo anche di scusarmi, perchè per quanto tu ci hai dato, non sono sicuro di essere riuscito a ricambiare con uguale intensità.

Un grazie va anche a chi ieri è stato con noi e ci ha supportato.
Un grazie a mia mamma Laura, che è sempre con me nei momenti duri e senza di lei non so come farei.
Un grazie a mio fratello Francesco, che è venuto ieri per fare un pranzo in famiglia e si è ritrovato a scavare una fossa.
Un grazie ai miei suoceri Bruna e Angelo, che sono come i miei secondi genitori e che mi hanno offerto una spalla su cui piangere.
Un grazie a Paolo, per essersi sbattuto e per essere stato con noi.
Un grazie a Marco, che è partito da casa sua per venire a rendere l’ultimo saluto al piccolo Gianky.
E un grazie anche al Dott. Peccioli, che mi ha dato, anche se per poco, la speranza di vedere Siddis correre di nuovo >>.

Un grazie a tutti.

Siddis, il mondo è un posto peggiore senza di te.
E voglio ricordarti con questa foto, l’ultima che mi ricordo che ti abbiamo fatto.
Con la tua faccia tra il tonto e l’innocente, e con quegli occhietti sexy che mi facevano impazzire.

Ciao Gianky, ci vediamo dall’altra parte “dell’arcobaleno”.

La vita e la morte... un caldo abbraccio...
 
Buddha (il mio Alf) e Gandhi (Sid)! Due cani buoni accumunati dalla partenza in canile e dal recupero comportamentale… I CANI DEL MIO CUORE loro e non solo… mi mancano Jack, Febo, Karl, Zeus ed altri. Mi mancano altre persone ed altri animali… meglio per me che impari ad amare tutti fino in fondo, perdonando e perdonandoci!

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