Paco, il Pechinese trovato, guarito e poi lasciato andare!

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Paco, il Pechinese trovato, guarito e poi lasciato andare!
 

Paco, il Pechinese trovato, guarito e poi lasciato andare! Omeopatia, medicina, religione, dolore e comprensione… il tutto in una breve vita a sei zampe!

Questa è la meravigliosa storia di un simpatico Pechinese di nome Paco… “le storie sono meravigliose per come iniziano e non sempre per come finiscono… o forse sì…”. Paco è stato trovato per strada (già questo è meraviglioso! Secondo voi, è così normale trovare un Pechinese per strada?) da una signora di Belluno, buddista praticante, che da tempo pregava per poter trovare la reincarnazione del suo Pechinese (la reincarnazione è un dogma del buddismo) deceduto anni prima e della cui perdita non riusciva a consolarsi: “Dottore, non credo che lei possa immaginare cos’è stato per me trovare questo cane, praticamente identico al mio Paco… infatti l’ho chiamato così!”.

La prima visita omeopatica avviene nel giugno del 2006, ad un’età presunta di cinque anni, a causa di grossi problemi renali: glomerulosclerosi focale segmentale . Il suo calvario inizia a metà aprile 2005 con un prurito su tutto il corpo prevalentemente fianchi e schiena ma senza eruzioni cutanee. Si morde la coda fino a fare sangue. Il tutto avviene il giorno in cui è morto il coniglietto di casa dopo una settimana di sofferenze nella quale la proprietaria ha dovuto trascurare Paco per poter seguire il moribondo. Tutte le terapie per questo disturbo e le precauzioni risultano inutili. A dicembre dello stesso anno accusa mal di schiena e le radiografie rilevano calcificazioni vertebrali. Nel gennaio del 2006 presenta rarefazione del pelo e dimagrimento. Viene così sottoposto ad analisi e risulta positivo per Ehrlichia canis e quindi sottoposto a terapia. Un mese dopo non riesce più a salire le scale, fa fatica a camminare, si lecca e si morde la schiena nella zona lombare. Nei mesi successivi va sempre peggio e nuove analisi mostrano un’imponente alterazione dei parametri renali e in seguito la diagnosi di glomerulosclerosi focale segmentale. Ad un’ecografia che ho voluto far eseguire presso l’Ospedale ed a cui sono stato presente, i reni apparivano come due masse informi il cui tessuto aveva perso completamente la struttura originale. Ecco le testuali parole dell’ecografista (fra l’altro esperto nefrologo): “Andrea, prepara la signora, che prevedo un esito molto prossimo, al massimo quindici giorni”.

Paco, il Pechinese trovato, guarito e poi lasciato andare!
 
Inizio della terapia omeopatica, 21 giugno 2006.

Il rimedio avvia in modo insperato la Legge di Hering (o della Guarigione, descritta nei primi articoli) e Paco ripercorre a ritroso molte tappe della sua malattia fino a riprendere il normale movimento, fa le scale e porta la coda alta come un tempo. Il prurito scompare e tutto sembra regolarizzato. Passa un anno discreto, anche se i valori renali rimangono a livelli incompatibili con la vita (d’altra parte è un cane praticamente senza reni!). Il 18 maggio 2007, ritorna in Ospedale con anoressia, alcuni episodi di vomito, alito uremico e perdita di peso. Questa volta i valori renali non sono nemmeno letti dalla macchina ed il siero dev’essere diluito per avere dei numeri, comunque assurdi. Le immagini risultano, se possibile ancora peggiori delle precedenti. La proprietaria rifiuta il ricovero ed io studio di nuovo per trovare un rimedio utile alla situazione, oltre a dare le ovvie istruzioni alimentari con la dovuta integrazione. Il miracolo avviene di nuovo ed il rimedio appare efficace per molto tempo: la vita di Paco è ritornata normale nonostante i valori assurdi di Creatinina, Urea e Fosforo, periodicamente controllati e l’alterazione delle transaminasi epatiche. Il tutto prosegue positivamente per un anno e mezzo (in totale due e mezzo oltre la prognosi di quindici giorni!!!), fino al 29 settembre 2008: affidato ai genitori della proprietaria, assentata per una vacanza di una settimana, al suo rientro ha trovato Paco gravissimo e ridotto a pelle ed ossa. Sembra la fine. Il cane viene ricoverato e tenuto in fluidoterapia. L’ultimo rimedio non funziona più ma, da non credere se non ci fosse stato tutto lo staff dell’Ospedale testimone, Paco resiste venti giorni alla terapia intensiva ed i valori renali, grazie all’effetto dei fluidi infusi, rientrano nei parametri abituali, cioè sempre altissimi, ma questa volta leggibili. Il cane però non mostra lenergia che possa far sperare in un completo recupero e, soprattutto, non si alimenta spontaneamente perdendo ulteriore peso. La proprietaria decide di portarlo a casa: “Almeno morirà a casa sua”, dice. Non mi sento di lasciarlo andare via così e ricomincio la ricerca di un rimedio adeguato alla storia di Paco.

Questo è il diario della proprietaria dei giorni successivi:

“Comincia a migliorare lentamente ma la fame ancora non viene. È sereno, nonostante tutto. Il 4 novembre inizia a mangiare spontaneamente. Dopo la somministrazione dell’ultimo rimedio ci sono importanti cambiamenti nel comportamento e carattere. Mangia volentieri con fame e ricerca spontaneamente il cibo: non faceva cosi da almeno un paio danni. Aspetta e chiede il cibo anche da sotto il tavolo mentre si mangia. Trema per emozione. È diventato un pochino più “prepotente”. Non si gratta mai!!! Non manifesta sofferenza eccessiva per senso di abbandono quando lo si lascia solo. Non soffre più il caldo e nemmeno i luoghi chiusi. In auto lo posso lasciare tranquillamente senza che si agiti come succedeva prima. Non dà più ordini per rientrare in casa abbaiando come faceva e non abbaia nemmeno agli altri cani. Da quando è stato dimesso dall’Ospedale non ha più lacrimazione eccessiva all’occhio che aveva da oltre due anni (era all’occhio congenitamente microftalmico!). È tranquillo e sereno. Non ha mai l’alito da aglio ed anche l’alitosi “normale” che aveva è notevolmente migliorata. È attratto anche dai cibi dolci che prima rifiutava. Dopo le prime somministrazioni leccava spesso insistentemente l’aria, ma nelle settimane successive ha smesso. Appena dimesso si rifiutava assolutamente di camminare ed ogni tanto perdeva il carico sulla zampa posteriore destra dimostrando fastidio.  Il 18 novembre dimostrava di perdere quasi completamente la sensibilità della zampa destra: la visita neurologica e lo studio radiografico hanno messo in evidenza numerose calcificazioni vertebrali ed effettiva perdita di sensibilità alla zampa e della coda. Dopo alcuni giorni migliora la situazione, ha meno fastidio, porta peso sulla zampa e cammina  normalmente anche se non vuole passeggiare. Fa le scale solo a scendere. Ma insomma, Paco, il cane che vive praticamente senza reni da maggio 2007, ha ricominciato a vivere dignitosamente e felice nella sua casa!”

L’8 gennaio 2009, ricevo questo messaggio: “Stanotte, il mio piccolo Paco ha detto – Ciao e grazie di tutto…”. “È crollato improvvisamente ed è andato in coma; ho capito subito che questa volta sarebbe stata la fine, ma non se n’è nemmeno accorto, credo.”

Epilogo…

Dopo qualche tempo ricevo una bella lettera dalla signora:

“Ho scritto delle cose perché restino a testimonianza della grande storia e dell’insegnamento ricevuto e la voglio condividere con lei:

Nel gennaio 2008, durante una crisi gravissima di Paco che rifiutava il cibo lasciandosi morire, l’omeopata veterinario al telefono mi scosse e mi mise di fronte alla vera e profonda realtà dicendomi che il problema non era Paco che stava male, ma io che non accettavo la sua morte e che finché non lo avessi portato ad una morte serena e naturale non avrei permesso l’evoluzione del destino. Per un anno e mezzo ho recitato per guarirlo e contemporaneamente per accettare la sua morte. Guarirlo era una cosa impossibile da desiderare ma contavo sul “daimoku“ che, come dice il buddismo, trasforma l’impossibile in possibile. A settembre 2008, Paco era arrivato al capolinea. Non mangiava più nulla, reni inesistenti, valori altissimi di intossicazione del sangue e sistema immunitario molto compromesso, molto dimagrito ma grazie all’omeopatia straordinariamente sereno. Sopprimerlo con una puntura sarebbe stato liberatorio, ma solo per il mio egoismo di non soffrire e codardia di non voler andare fino in fondo al mio e al suo karma! Ricordando le parole di quel medico ho superato la sofferenza di venti giorni di ricovero allucinante e stremante. In seguito ad un nuovo studio viene somministrato un rimedio che porta Paco alla guarigione. Non quella strettamente fisica poiché i reni sono organi che non possono rigenerarsi ma a quella omeopatica, il riequilibrio dell’energia vitale che ha generato grandiosi miglioramenti anche fisici. Riprende la fame come mai visto recuperando peso, non ha più nessun prurito che lo perseguitava da oltre tre anni, nessun mal di schiena riprendendo pure a far le scale, sparita l’ansia da abbandono che aveva da sempre e soprattutto straordinariamente sereno. Paco si è spento il 7 gennaio scorso come una candela quando arriva alla fine… naturalmente, serenamente e senza dolore. Proprio come avevo sperato che fosse. Il giorno della morte di Paco il dottore mi inviò un sms che diceva: “Cara Signora, si è compiuto un destino che ci ha concesso di intervenire. Paco resterà nella storia per cui è già immortale.” Quel medico omeopata il 22/03/09 è andato in Belgio al 20° congresso internazionale di omeopatia e ha presentato una relazione sul caso clinico di Paco a 250 medici per spiegare il potere dell’omeopatia che come il daimoku buddista trasforma il veleno in medicina. Unico referente per l’Italia. Titolo della relazione “Lomeopatia classica al servizio della medicina veterinaria“. La relazione ha avuto molto successo raccogliendo molto interesse e riscontro presso il mondo medico perché, proprio per il fatto che Paco era un animale e quindi non condizionabile nella guarigione, è particolarmente importante e determinante e conferma l’indiscutibile efficacia. Ora la mia vita ha chiuso un cerchio.

Paco, il Pechinese trovato, guarito e poi lasciato andare!
 
Con la morte di Paco se n’è andata la sofferenza profonda e il morboso attaccamento agli animali. Non trovo più animali sulla mia strada e nemmeno li ‘rincorro’ come facevo quasi dovessi espiare una colpa. Ho la chiara sensazione di aver fatto fuori una bella quota del mio karma negativo, più precisamente di aver superato una mia tendenza karmica”.

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