Come agisce sul cane la linfangectasia secondaria intestinale?

0

Come agisce sul cane la linfangectasia secondaria intestinale?
 

Come agisce sul cane la linfangectasia secondaria intestinale? Quali sono gli organi colpiti e come si può arginare?

Cari lettori, in questo articolo vi scriverò di una malattia molto rara, che ha coinvolto un cane al quale sono molto affezionato e dove l’alimentazione ha avuto un ruolo fondamentale per il recupero del soggetto in questione. In questa specifica situazione, per rispetto della privacy, non citerò né la razza, né il nome. A Mario, dopo un lungo calvario costellato di analisi e visite veterinarie, gli viene diagnosticata una linfangectasia secondaria intestinale. Questa patologia è molto rara e poco conosciuta, tanto che il proprietario, Cesare (nome di fantasia), prima di avere una certezza sul tipo di patologia che aveva colpito Mario, ha dovuto sottoporlo a un lungo percorso diagnostico.

La linfangectasia può essere di due tipi: primaria o secondaria.

  • Primaria: quando le sue origini (attualmente le cause che la scatenano sono ancora poco chiare) sono congenite o idiopatiche. 
  • Secondaria: quando subentra a seguito di processi infiammatori dell’intestino, malattie infettive, neoplasie che provocano l’alterazione dei vasi linfatici e dei villi intestinali.

In sostanza, sia per la primaria che per la secondaria, capita che la pressione all’interno dei vasi linfatici presenti nellintestino, aumenti al punto da romperli e far uscire la linfa che circola al loro interno. Questo comporta, che le sostanze in essa contenute, in particolare le proteine, si riversino appunto nell’intestino, che solo in parte riesce a riassorbirle, creando una grave carenza che prende il nome di ipoproteinemia, la cui principale conseguenza è una calo delle proteine nel sangue e un edema da versamento. Inoltre la linfangectasia provoca la linfangite granulomatosa, prodotta dall’infiammazione cronica che è l’effetto finale di questa malattia. La difficoltà nel riconoscere la linfangectasia, sono i sintomi che essa produce molto aspecifici tra di loro, infatti oltre al dimagrimento e la diarrea (normali per una patologia intestinale) si associano: edema degli arti, ascite con versamento toracica e addominale. Va aggiunto che la diarrea non sempre è continua e della stessa consistenza; in questa occasione possono presentarsi anche episodi di vomito e lappetito è discontinuo (infatti in casi abbastanza rari di polifagia, ve ne sono molti altri di inappetenza). Il cane affetto da linfangectasia tende per qualsiasi motivo fisico o psicologico a perdere concentrazione e ad andare in debito d’ossigeno (ansimare); questa condizione è la conseguenza del calo energetico. I sintomi, purtroppo, non sono tali da riconoscere con facilità la malattia, quello che comunque deve mettere in allarme sono:

  • Il dimagrimento;
  • le irregolari funzioni intestinali, ma in particolare l’ascite;
  • il versamento toracico e addominale;
  • la prostrazione;
  • la deconcentrazione.

Comunque, il riconoscere la linfangectasia sarà compito del veterinario al quale dovrete, con chiarezza, esporre i sintomi e i tempi della loro comparsa. La terapia verrà ordinata in parte dal veterinario e per il resto da un esperto della nutrizione, ognuno per le proprie competenze. Va subito evidenziato: che alla linfangectasia intestinale (LI), fa seguito una enteropatia proteinodisperdente (PLE), pertanto la dieta sotto il profilo della guarigione e del mantenimento ottimale dei parametri della malattia in fase di steinbeck, è di fondamentale importanza, infatti deve contenere una percentuale maggiore di proteine (indifferente se di origine animale o vegetale, la scelta o l’utilizzo di una o di entrambe dipende da molti fattori uno su tutti lo stato degli altri organi) con un valore biologico molto alto. I grassi devono essere contenuti con un vantaggio verso i saturi a catena media (il migliore in questo momento è l’olio di cocco) oppure gli insaturi e polinsaturi. Gli amidi provenienti dal riso e dalle patate vanno bene, come anche lo yogurt, la ricotta, in particolare albume bollito e l’introduzione delle lipoproteine. Per quanto riguarda il cibo secco, deve essere rigorosamente un mono proteico gastrointestinale, possibilmente idrolizzato e con un basso contenuto di grassi. Comunque per la sua alimentazione è bene sempre rivolgersi ad un esperto della nutrizioneRecentissimi studi scientifici hanno dimostrato che: su un campione di ventiquattro cani affetti da LI e refrattari al cortisone (prednisolone), ai quali è stata somministrata una dieta con un bassissimo contenuto di grassi, il risultato è stato straordinario, ottenendo in tempi relativamente brevi (da uno a due mesi) un miglioramento notevole delle condizioni dei soggetti presi in esame. Detto questo, va comunque ricordato che la percentuale delle kc. giornaliere provenienti dai grassi deve giungere dagli insaturi e solo una piccola parte dai saturi a catena media. Mario ora utilizza una dieta studiata per il suo attuale metabolismo, sta bene e vive una vita felice e serena.

Condividi.

Autore

avatar

Partner