A chi si rivolge la Pet Therapy?

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A chi si rivolge la Pet Therapy?
 

A chi si rivolge la Pet Therapy? Ecco come può venirci in soccorso…

Le aree di intervento sono numerose:

Persone adulte: Il morbo di Alzheimer e il Parkinson costituiscono due dei più frequenti ambiti di applicazione della Pet Therapy che possono avere numerosi risvolti positivi…

IL MORBO DI ALZHEIMER

l morbo di Alzheimer è caratterizzato dal crollo del sistema di trasmissione degli stimoli nervosi in determinate regioni o aree del cervello. A causa dei danni irreversibili apportati alle cellule nervose, una persona affetta dal morbo di Alzheimer presenta caratteristiche specifiche, quali:

  • Difficoltà a imparare cose nuove.
  • Disorientamento temporale.
  • Incapacità di orientarsi nello spazio.
  • Incapacità di riconoscere persone e cose.
  • Difficoltà a concentrarsi e a mantenere l’attenzione.
  • Progressiva perdita della capacità generale di percezione.
  • Progressiva perdita della capacità di esprimersi verbalmente.

IL MORBO DI PARKINSON

E’ caratterizzato da sintomi specifici; nello stadio avanzato sono:

  • Tremore a riposo.
  • Rigidità.
  • Difficoltà nell’apparato motorio (acinesia).
  • Mimica facciale difficoltosa o inesistente, altrimenti definita “maschera”.
  • Disturbi nel linguaggio, eloquio lento e monocorde.

Persone affette da Parkinson o Alzheimer vivono una lenta e graduale perdita di capacità prima motorie, poi verbali e cognitive, cadendo spesso in una profonda depressione. La situazione di confusione e disorientamento, la sensazione di paura, rabbia, insicurezza e frustrazione non gli permettono di mantenere deste le capacità.

Come ci poniamo di fronte a questi problemi? Quali possono essere gli obiettivi?

L’Alzheimer, così come il Parkinson, sono sindromi a caratteristica progressiva o a stadi; il primo obiettivo è di mantenere le capacità di concentrazione, di coordinazione, di deambulazione e di linguaggio. Offriamo al soggetto la possibilità di relazionarsi con il cane proponendo giochi semplici in cui la persona si senta coinvolta direttamente e da cui trarre beneficio. E’ molto importante esprimersi con parole semplici e ampliare la comunicazione con gestualità e mimica, in modo da mettere il soggetto a proprio agio. Questo modo di esprimersi sarà molto utile anche per i messaggi che arriveranno al cane, il quale potrà capire immediatamente l’attività proposta. Un ulteriore elemento di facilitazione della relazione e quindi della comunicazione, sarà favorire il contatto oculare tra il soggetto, il cane e l’operatore, in modo da favorire e quindi facilitare con l’espressione del volto, la comunicazione di emozioni, sentimenti e desideri. Sarà comunque assolutamente indispensabile fare un piano individualizzato e personalizzato, in modo da focalizzare i punti di forza del soggetto e favorire la relazione e la soddisfazione per entrambi: cane e paziente.

Caso clinico seguito con terapia psicomotoria assistita con animali (metodo registrato SIAE – diritti d’autore)

Natalina “la paziente”, età 79 anni e Senape “la terapia” (qui nella foto).

A chi si rivolge la Pet Therapy? Natalina arriva in sedia a rotelle anche se può ancora deambulare, l’animatrice mi dice che sua figlia ha a casa una cagnetta di nome Senape e che quando la viene a trovare, Natalina la tiene in braccio e sorride contenta. Io guardo la signora e aspetto di cogliere una qualche espressione del viso che possa farmi capire il tipo di emozione che prova. All’improvviso volge lo sguardo verso le fette biscottate, che avevo lasciato sul tavolo in modo che fossero visibili… le prendo e mi avvicino, sedendomi sulla sedia accanto alla signora… ne spezzo una parte e allungo il braccio verso di lei… nel frattempo la cagnetta si è già avvicinata e aspetta impaziente il suo boccone. Natalina muove la mia mano verso Senape e mi fa capire che devo darglielo, io ne lascio cadere a terra un pezzo, Natalina ride e mi guarda… a quel punto le dico che è in grado di farlo da sola… lei mi risponde che le trema la mano… allorchè, le mostro che in quel momento la mano non sta tremando e le chiedo di provare. Natalina consegna il pezzo di fetta biscottata con un gesto sicuro e lo mette direttamente in bocca alla cagnetta, recuperando dalla sua memoria un gesto automatico e naturale che la rende molto felice. Passano velocemente almeno dieci minuti in cui Natalina non si preoccupa delle condizioni della sua mano, sta con il cane, sorride e non parla… decido che è arrivato il momento di lasciare interagire Senape e Natalina senza intervenire. Successivamente le propongo (con molta calma) di accarezzare il cane… invito Senape a salirle in braccio, che con un balzo veloce si attiva… Natalina rimane sorpresa, quasi spaventata da quel rapido movimento, tanto da tirarsi indietro sulla schiena, ma dopo un attimo… ride di cuore e allunga la mano verso Senape. Osservo e faccio notare alla signora, che la sua mano è ferma e il suo gesto ancora una volta deciso e diretto. Nei successivi incontri Natalina mostrerà interesse per ogni cane che porterò con me, in un incontro dopo circa quattro mesi di lavoro si rivolse a me chiamandomi con il nome del cane… mi chiamava Senape… e con molta soddisfazione mi avvicino a lei con in braccio il cane che a quel punto terrà stretta a se. Questa occasione mi dà la possibilità di intuire che spesso il cane e l’operatore vengono vissuti dal soggetto come un’unità e questo rende possibile il miglior approccio da parte dello stesso, che non individua una diversità sostanziale tra la persona ed il cane. Infatti ogni azione o parola rivolta al cane viene mediata e plasmata dall’operatore al fine di realizzare la soddisfazione del soggetto che deve poter pensare di aver agito direttamente con il cane. Le animatrici attraverso il lavoro di sostegno della memoria a breve termine, mi raccontano che in un’occasione mostrò la foto di Senape alla figlia la quale chiese spiegazioni alla mamma… ella ne parlò come fosse il suo. L’altro aspetto da sottolineare è stato sicuramente la migliore capacità di coordinamento degli arti superiori, che mi riferirono, durare per l’intera giornata dell’incontro. Natalina mi è rimasta particolarmente impressa per la sua capacità di restare da sola con Senape (anche se in quel contesto aveva intorno altre persone) e in particolar modo per l’immediatezza della risposta… sembrava quasi che ci stesse aspettando da tanto tempo, anche se il suo corpo non sempre rispondeva ai suoi comandi. Quando penso a lei ricordo il suo sorriso disarmantequando con gli occhi un po’ lucidi ci salutava vedendoci andar via.

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