Ancora una volta il cane si dimostra di aiuto…

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Ancora una volta il cane si dimostra di aiuto...
 

Ancora una volta il cane si dimostra di aiuto nelle terapie comportamentali

In questo articolo vorremmo proporvi il lavoro svolto presso il carcere circondariale con i detenuti del raggio protetti C.C. Torre del Gallo di Pavia.

Durata dell’intervento: quattro mesi circa

Periodo: ottobre 2015 – gennaio 2016

Numero di utenti: 8/10 utenti

Numero incontri di gruppo: 10 di un’ora ciascuno

Il Progetto è stato condotto dalla Dott.ssa Daniela Barbini e dalla Dott.ssa Vera Rosadini e dai loro cani: Lulù una piccola cagnolina di razza Maltese e Sherek un cane di razza Labrador Retriever, attraverso il metodo “Pet Therapy psicomotoria”. A seguito delle esperienze effettuate nella C.C. Torre del Gallo di Pavia con diversi gruppi di psicoterapia breve, presso il reparto protetti, si è pensato di proporre un gruppo a termine di Pet Therapy psicomotoria, per lavorare sul sostegno delle abilità sociali legate al versante affettivo e relazionale, ovvero sviluppare e/o sostenere l’interiorizzazione di soluzioni adattative ai deficit in tale ambito, presenti nelle persone che hanno commesso un delitto contro la persona. Era previsto un gruppo chiuso, quindi le stesse persone per un numero determinato di incontri, possibilmente che avessero partecipato ai gruppi “Stagioni nella mente” e “Raccontiamo un’altra storia”. Questi ultimi, infatti, prevedevano un percorso creativo e di riflessione di tipo personale, determinando la possibilità di modalità relazionali adattative, che vorrebbero essere messe in attivo, recuperate e sostenute in questo nuovo percorso, attraverso il movimento del corpo e la relazione con l’altro in un ambiente protetto (il gruppo). Attraverso la presenza di cani co-terapeuti, si è voluto agire sul momento detentivo che è alienante rispetto alla possibilità di sviluppare sentimenti (in particolare positivi e di affetto) e poterli esprimere con sincerità senza preoccupazioni, al fine di poter recuperare le abilità sociali legate alla possibilità di relazionarsi all’altro, secondo il suo sentire e il suo desiderio. Oltre a sostenere/sviluppare le capacità positive della relazione, attraverso la presenza del cane, si è potuto accrescere la capacità negativa legata al “non fare” (es. ”non aggredisco” – “non prendo ciò che desidero”), capacità che si instaura nell’educazione relazionale. Il cane quindi diviene strumento fondamentale per un progetto che ha simili obiettivi all’interno di un penitenziario, in quanto offre l’evenienza di una relazione affettiva che contempli il contatto corporeo eliminando i fantasmi della omosessualità, del giudizio e della trasgressione. Riconoscendo che nonostante il reato commesso, la persona non è definita dallo stesso e che per ragioni strutturali i penitenziari ne limitano la libera espressione corporea dei detenuti, si ritiene terapeutico ed educativo l’incontro con un essere vivente altro da sé, che è capace di instaurare relazioni prive di giudizio e in cui l’affetto è incondizionato. All’interno del “raggio protetti” dell’istituto ciò è sembrato acquisire maggiore rilievo, poichè le persone ivi ristrette subiscono quotidianamente il “giudizio nel giudizio”.

CONCLUDENDO…

Per ciò che concerne gli obiettivi raggiunti dall’attività di Pet Therapy “psicomotoria” si sottolinea che i questionari compilati e restituiti dai partecipanti, evidenziano significative espressioni positive sul versante emozionale, che durante l’attività sono state comunicate spontaneamente e con entusiasmosia sia a livello motorio che verbale. Dal punto di vista relazionale si evince la maturata capacità di alcuni, di contenere il proprio bisogno di contatto a favore di chi comunicava maggior necessità, sottolineando che l’intervento ha agito non solo nell’attenzione ai bisogni del cane, ma anche nei confronti del prossimo, favorendo così il movimento empatico. Le sopraccitate schede sono state occasione per portare i partecipanti a riflettere sulla propria capacità di inibizione degli impulsi, dalla quale è emerso che circa la metà, ha sentito di aver controllato molto i propri impulsi, mentre l’altra parte ha riconosciuto di avere avuto maggiori difficoltà, tendendo a fagocitare l’oggetto-cane. Questi aspetti sono stati osservati anche durante gli incontri: i partecipanti che hanno avuto un maggior numero di foto, hanno approfittato dell’occasione per godere del beneficio offerto, mentre i partecipanti che ne avevano un numero minore, hanno optato per delegare maggior tempo al compagno di detenzione. Altre considerazioni significative sul progetto riguardano il cambiamento del significato dello spazio e la dimensione ludica. Per ciò che concerne il primo aspetto il cambiamento è avvenuto nel modo di vivere e vedere lo spazio, che ha acquisito così colori differenti: il muro dei passeggi dell’ora d’aria non era più un confine per trattenere i pregiudicati al suo interno, ma era diventati una superficie utile per fare rimbalzare la palla del cane (simbolizzando la distruzione del muro), diventando quindi, un luogo aperto anche alla dimensione ludica, inteso come spazio simbolico dell’incontro e della creatività. Dato il successo dell’esperienza è già stata inoltrata la richiesta di rinnovo per il prossimo 2016 – 2017.

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