La psichiatria e la Pet Therapy psicomotoria…

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La psichiatria e la Pet Therapy psicomotoria…
 

La psichiatria e la Pet Therapy psicomotoria al lavoro per migliorare la qualità della vita del paziente…

La Pet Therapy, ma nello specifico la Pet Therapy Psicomotoria® entra a pieno titolo proprio nell’ottica della riqualificazione e della riappropriazione significativa di “sé” da parte del paziente. L’adulto viene stimolato dalla presenza del cane in attività strutturate ad hoc, allo scopo di migliorare sensibilmente la sua qualità di vita. Prendersi cura del cane e vedersi ricambiato con gioia ed affetto dall’animale, diventa un modo per migliorare la visione che il paziente ha di sé e fornisce una nuova “sicurezza” anche nel modo di porsi e nelle relazioni sociali all’interno della struttura. Organizzare con il personale della struttura momenti di dialogo e di espressione del proprio vissuto esperienziale con il cane può aiutare la socializzazione degli ospiti tra loro.

Continua il viaggio nell’affascinante mondo della psichiatria… PARLEREMO IN FORMA ANONIMA DI  C.A.G.: Risulta affetto da psicosi schizofrenica di tipo paranoide ad esordio adolescenziale, trattata inizialmente a livello ambulatoriale e privato. La patologia non impedisce al paziente di laurearsi in Scienze politiche. L’organizzazione del pensiero del paziente verte prevalentemente su tematiche geopolitiche persecutorie dove emergerebbero contatti telepatici notturni con personaggi politici internazionali. Gli interventi possibili, oltre che farmacologici, sono sempre stati relativi ad una parziale collusione con la dimensione delirante ma con l’inserimento di elementi di realtà e secondariamente di accadimento e sostegno. Attualmente ha il padre vivente con il quale ha sempre avuto rapporti molto conflittuali, la madre dopo una lunga malattia è deceduta recentemente. Incontro il paziente per la valutazione, come faccio con tutti. Al momento dell’osservazione stupisce per la modalità affettuosa e infantile con cui si rivolge al cane che in questo caso è un giovane Labrador color miele di nome Noè.

La psichiatria e la Pet Therapy psicomotoria…
 
Il paziente si inginocchia di fronte al cane che si sdraia su un lato e aspetta di essere accarezzato. Dopo pochi minuti il paziente narra dell’agito tentato suicidio in cui era presente il suo cane. Il paziente racconta di quando guardava il suo cane “leccare tutto il sangue”; la razza del cane è molto particolare e lo è ancora di più perché il fatto è avvenuto molti anni fa e questa tipologia di cane all’epoca era quasi del tutto sconosciuta. La razza in questione è il Carlino, cane di cui dispongo e con il quale sono solita lavorare con paziente timorosi o tendenzialmente apatici oppure con scarse possibilità di movimento. Si instaura da subito tra me e il paziente una conversazione piacevole e contestuale in cui cerco di gestire i ricordi di forte impatto emotivo. Il soggetto mi chiede di poter vedere il cane. In seguito con l’equipe di riferimento riflettiamo sul fatto che lo stesso ha un trascorso di agìti aggressivi anche verso gli operatori, inoltre la narrazione del vissuto potrebbe riportarlo a una dimensione dolorosa e far riemergere vecchi rancori rispetto al padre (vedi anamnesi  familiare). Decidiamo di riservare al paziente momenti in compagnia del mio Carlino, Otto,  in giardino e in contesti riservati ma all’aperto.

La psichiatria e la Pet Therapy psicomotoria…
 
Nei giorni successivi l’utente mi aspetta e mi accoglie con entusiasmo, mi chiede se può far parte del gruppo di Pet Therapy: cerco di dare una spiegazione convincente, ciò che è stato precedentemente concordato, infatti, è che non sia messo in terapia perché si considera il suo caso clinico troppo problematico. Il paziente non essendo assolutamente d’accordo dice: ”Dott.ssa vivo l’ennesima discriminazione, sono qui da vent’anni e nessuno mi viene a trovare… neanche un cane !”; la sua affermazione mi colpisce e non riesco a rispondere in maniera convinta, cerco di spostare l’attenzione sul cane Otto che a lui piace molto. Successivamente ne parlo con la referente del progetto per avere maggiori elementi, per cercare di portare aiuto al paziente, ma mi conferma che il soggetto è complesso e che quello che sto facendo è il massimo possibile. L’atteggiamento di rispetto che il paziente ha con me e con il cane è sempre notevole e il rapporto tra lui e il cane è sereno e autentico, li lascio andare da soli nel prato e li osservo da lontano, vedo che il soggetto parla al cane e ogni tanto lo accarezza con dolcezza. Dopo il loro giro me lo riporta e mi ringrazia. In uno dei nostri incontri si rivolge a me dicendomi: “Dott.ssa se le do la zampa mi dà un biscotto?”. L’intelligente ironia del paziente non mi stupisce e colgo l’occasione per fargli notare le notevoli capacità che sta mettendo in atto, resta in silenzio per un attimo mi guarda e se ne va. Nell’incontro successivo, quando sto per accedere alla stanza, mi accorgo che il paziente mi segue in corridoio, gli chiedo dove sta andando e lui risponde guardando il cane : “vado dove mi porta il cuore”.

La risposta non ha bisogno di commenti perché si commenta da sola….

La Pet Therapy deve avere questo valore: suscitare emozioni positive e creare una relazione terapeutica di rilevanza significativa.

Che belle emozioni e che bei ricordi….

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