Per lavorare nella Pet Therapy basta l’entusiasmo?

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Per lavorare nella Pet Therapy basta l’entusiasmo?

Tempo fa, la mia stimata collega, La Dott.ssa Spartia Piccinno introdusse con un suo articolo quali fossero le linee guida per diventare operatori nella Pet Therapy. A distanza di un anno dall’accordo firmato in Italia tra Governo, Regioni e Province autonome che vede il riconoscimento della Pet Therapy come cura ufficiale e dal recepimento di quasi tutte le regioni, penso che molte persone si pongano questa domanda: che tipo di formazione sarà sufficiente a permettermi di operare scientemente in questo complesso mondo? Nel 2018 il sistema dovrà essere a regime, con tutte le figure professionali formate ed accreditate, infatti il Ministero della Salute ha chiarito i criteri per il riconoscimento della formazione e dell’esperienza pregressa degli operatori, sanitari e non, nel campo delle IAA; proprio per questo voglio raccontarvi la mia di storia. La sottoscritta fino al 2009 lavorava come impiegata in una multinazionale, ma un bel giorno, mi viene comunicato che la società stessa decide, causa crisi nel settore, di mettere in mobilità un po’ di dipendenti. Dopo aver superato il primo impatto (non facile da digerire) e grazie a mio marito, che da sempre mi supporta (ma soprattutto mi sopporta), scopro di avere una forte attrazione verso il meraviglioso Mondo della Pet Therapy… deciso che volevo farne parte, mi posi una serie di fisiologici quesiti:

  1. Il cane che preparazione deve avere per praticare la Pet Therapy? La mia cagnetta era abituata a vivere la classica vita da “compagnia”, ovvero, mangiare, bere, dormire (preferibilmente sul divano e sul letto), passeggiate e stop; sarebbe stata idonea ad iniziare questo percorso?
  2. Il Conduttore deve avere una preparazione, ma di che tipo? Forse per me è stato più facile perché caratterialmente sono una persona che ama le sfide e che se si pone un obbiettivo prima o poi lo raggiunge… ma in questo caso, io avevo dalla mia solo tanta buona volontà ed una predisposizione ad aiutare gli altri. Basteranno per iniziare?
  3. Io non sono una figura sanitaria e la mia unica esperienza proveniva solamente dall’aiuto che offrivo quotidianamente a mia suocera, che purtroppo era invalida al 100%. Come comportarmi in Pet Therapy nel rispetto dei pazienti, che partecipano alle sedute? Come fare per non deludere le aspettative dei parenti che mi affidano il loro caro nella speranza che possa aiutarlo?
  4. Avendo lavorato per molti anni nel marketing ero in grado di collaborare con il gruppo e con figure differenti ma mai in campo medico. Sarò capace di preparare un progetto e di interloquire con un equipe medica al fine di stabilire le strategie migliori per il raggiungimento di un obiettivo?

Ovviamente l’elenco dei dubbi non finiva certo qua, ma essenzialmente quelle sopra riportate erano le domande che mi affliggevano di più, poichè il mio obiettivo era quello di affrontare questa nuova avventura nel modo migliore, nel rispetto del mio 4zampe, del team di lavoro e delle persone che avrei cercato di aiutare in futuro. Ragionando su quanto sopra, capii che non potevo esercitare questa attività senza una formazione specifica. La mia fortuna fu quella di aver trovato, tra decine di corsi per operatori,  un’associazione seria e professionale dalla quale ho ottenuto non solo le risposte a tutte le mie domande, ma che è anche riuscita a trasferirmi tutte le nozioni e l’addestramento necessario per sviluppare con competenza e serenità questo percorso.

Per lavorare nella Pet Therapy basta l’entusiasmo?
 
Mi resi conto da subito, che la Pet Therapy non solo  è accarezzare l’animale, che indubbiamente dà molta  gratificazione, ma è soprattutto serietà, professionalità e competenza. È un lavoro minuzioso fatto di piccoli passi a stretto contatto con il vostro compagno a 4 zampe. Il rapporto dell’operatore con il cooperatore peloso quindi, dovrà essere molto sviluppato, perché il cane dovrà sempre poter contare sull’umano, sentirsi protetto e sapere che non farà nulla contro la sua volontà; ma al contempo si dovrà avere il pieno controllo sull’animale, per evitare imprevisti che possono sempre capitare durante una seduta. La Pet Therapy non fa “miracoli”, anche se spesso succedono fatti che ti lasciano sbigottiti, ma ci sono regole e gioco di squadra, è una continua ricerca di metodologia per ottenere gli obiettivi prefissati.

Per lavorare nella Pet Therapy basta l’entusiasmo?
 
Per queste ragioni, sono importanti le Linee Guida e spero che quanto raccontato possa aiutare chi ha dei dubbi circa la formazione del “coadiutore del cane”. Concludo, con un suggerimento, scegliete sempre corsi dove potete valutare il percorso professionale dei docenti (con reali capacità formative) e sicuramente affronterete questa vostra avventura con entusiasmo e la fondamentale serenità che serve a chi vuole praticare questo complesso lavoro.

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