La programmazione di un accoppiamento del Golden…

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La programmazione di un accoppiamento del Golden Retriever

Non è facile la scelta di uno stallone (maschio riproduttore) per l’accoppiamento con una fattrice (femmina riproduttrice). In un allevamento ci sono, in genere, più femmine rispetto ai maschi. Il proprio maschio, per diverse ragioni, potrebbe non essere il cane adatto per ogni femmina del proprio allevamento. Sarebbe facile ed economico avere un proprio maschio e ripetere sempre gli stessi accoppiamenti, questa pratica, purtroppo non proprio inusuale, non è volta alla ricerca del cane ideale (per i parametri che si cerca di inseguire) bensì all’obbiettivo di fare accoppiamenti giocando esclusivamente al risparmio e puntando, di conseguenza, al massimo guadagno. Una “monta” con un cane “esterno” (non di proprietà) può costare anche alcune migliaia di euro. Bisogna pagare il diritto di monta e molto spesso percorrere migliaia di Km per portare la propria femmina dal maschio che si è scelto. Non sempre poi “le ciambelle riescono col buco”, e così può capitare che la femmina non rimanga incinta o che la cucciolata sia poco numerosa, recuperando appena le spese sostenute. Se si è disposti ad affrontare queste spese e ad accettare questi rischi, ecco che ci si mette a tavolino e si programma l’accoppiamento. Un cane è il risultato della trasmissione del corredo genetico dei genitori in eguale misura. Tutti i suoi ascendenti daranno a loro volta il proprio contributo genetico, in percentuale sempre minore a mano a mano che ci si allontana con le generazioni. La pratica più comune nella scelta dell’accoppiamento è quella della ricerca per “fenotipo”. In pratica viene fatta una valutazione del soggetto femmina che si vuole accoppiare e si cerca per lei un maschio con caratteristiche morfologiche e caratteriali, che possano andare a migliorare quei difetti eventuali che noi le riconosciamo. In pratica andremo a scegliere un cane compatto e di altezza normale se la nostra Golden risulta essere piuttosto lunga e alta; oppure un maschio con una testa importante se il punto debole della nostra femmina è appunto la testa. Sono solo alcuni esempi per spiegare come si decide un accoppiamento in base ai due genitori. Naturalmente non bisogna dimenticare che le qualità migliori della nostra femmina devono essere mantenute, cioè non dobbiamo rovinare i pregi per migliorarne i difetti. È doveroso ricordare anche, che un buon risultato si può avere quando i due diversi patrimoni genetici (del maschio e della femmina) hanno una reciproca e favorevole interazione.


 
In poche parole la “combinazione” deve anche essere fortunata. Due cani campioni non necessariamente dovranno generare campioni, mentre da accoppiamenti meno “importanti” potrebbe nascere un cane perfetto. C’è anche da dire che non tutti i cuccioli della stessa cucciolata saranno uguali, tra loro bisogna individuare quello che presenta le caratteristiche che avevamo ricercato e con lui/lei continuare il programma di selezione. Altro metodo di accoppiamento è quello per genotipo”. Questo metodo, oltre a prendere ovviamente in considerazione la valutazione morfologica e caratteriale, prevede anche un esame attento del pedigree e un’indagine (dove possibile) su ascendenti, collaterali e progenie. Si tratta in pratica di prendere quante più informazioni possibili sulle caratteristiche degli ascendenti del maschio che si vuole utilizzare, indagando se ci sono difetti importanti o problemi di salute potenzialmente trasmissibili. Stessa cosa va fatta sui cosiddetti “collaterali”, prendendo informazioni su fratelli e sorelle e relativi eventuali problemi manifestati. Non ultimo in ordine di importanza, anzi, forse l’aspetto più importante, è ricevere informazioni sulla progenie, cioè sui figli procreati dallo stallone che si è scelto, al fine di valutare quanta incidenza possa aver avuto nel trasmettere ai propri figli (possibilmente con femmine diverse) i caratteri desiderati. In tutto questo non va dimenticata la fondamentale importanza di calcolare il “coefficiente di inbreeding”, cioè il grado di consanguineità. Si parla di “inbreeding” quando gli accoppiamenti vengono compiuti in stretta consanguineità (ad es. fratello con sorella o genitore/figlio). Si parla di “linebreeding” quando il patrimonio genetico deriva da antenati come nonni, bisnonni, etc. Quando invece non c’è nessun grado di consanguineità si parla di accoppiamento “outcrossing”. Una percentuale di inbreeding molto alta, porta inevitabilmente ad un impoverimento del patrimonio genetico, in quanto il contributo di geni trasmessi è dato da un singolo cane o da pochi cani che si “ripetono” nel pedigree. Ci sono rare eccezioni dove, dopo un esame accurato delle caratteristiche di un determinato soggetto, si decide di ricorrere ad un elevato inbreeding per “fissare” i caratteri desiderati. Questa pratica è molto pericolosa se fatta senza le dovute conoscenze in materia di genetica. Si potrà pensare ad un inbreeding solo se si è certi (attraverso le considerazioni fatte prima sull’indagine di ascendenti, collaterali e progenie) che il cane preso in considerazione sia esente da tare ereditarie e che possa offrire nuovi pregi. Tutto questo, ci porta a considerare quanto la presa visione del pedigree diventi di fondamentale importanza per chiunque si appresti ad acquistare un cane di razza. Il costo di un pedigree per un allevatore è di 18 euro, ma diventa carta straccia se i nomi che sono riportati sono anonimi, cioè se non sappiamo nulla di loro perché non sono mai stati giudicati in esposizioni di bellezza e non hanno mai fatto controlli ufficiali sulle principali malattie genetiche. Tutte le informazioni su un qualsiasi cane con pedigree possono essere prese online dal sito ufficiale dell’ENCI www.enci.it alla voce “libro genealogico”. Affronto per ultimo l’argomento forse più importante: le malattie genetiche. Ogni razza canina si “porta dietro” delle malattie genetiche potenzialmente trasmissibili. Nel caso del Golden Retriever i problemi di salute principali per i quali i genitori (e gli ascendenti) devono essere testati sono: displasia dell’anca e del gomito; oculopatie e in particolar modo PRA ( atrofia progressiva della retina); malattie cardiache. Entrambi i genitori devono essere in possesso di certificati ufficiali che esentino da tali problemi di salute. In ogni caso non potremo avere la garanzia che il cucciolo sarà esente da tali malattie, tranne quelle patologie per le quali è possibile un test genetico (PRA). La certificazione ufficiale della displasia dell’anca e del gomito è possibile farla appena compiuto il primo anno di età del Golden Retriever e consiste in una radiografia eseguita da un veterinario abilitato, che a sua volta, spedisce la stessa ad una centrale di lettura. Le centrali di lettura riconosciute dall’ENCI sono la FSA di Cremona e la Ce.Le.Ma.Sche. di Ferrara. In alternativa si può mandare la radiografia in Inghilterra alla BVA ma il risultato, se pur attendibile, non comparirà sul pedigree del cane. La displasia dell’anca e del gomito è cosiddettamultifattoriale”, cioè non esclusivamente su base genetica, bensì influenzata da altri fattori come quello ambientale, alimentare o dovuta ad una cattiva gestione del cucciolo nelle sue attività fisiche nella delicata prima fase della crescita scheletrica. Accoppiando tra loro cani non displasici avremo tuttavia aumentato le probabilità di avere cuccioli sani, almeno per quanto riguarda la componente genetica.


 
Per quanto riguarda invece le oculopatie, va fatto un esame oculistico da un veterinario specializzato, avremo così una valutazione della situazione “al momento della visita”. A differenza dell’esame per la displasia, che si fa una volta e non lo si ripete più, quello per le oculopatie va aggiornato nel tempo. Per avere certezza, attraverso un’indagine genetica, sulla PRA, come detto esiste un test genetico: personalmente i miei cani sono testati nel laboratorio AHT in Inghilterra. I gradi di giudizio possono essere tre: Clear (libero), Carrier (portatore), Affect (affetto da malattia). Da qui l’importanza per la scelta dei riproduttori, se accoppiamo tra loro due cani/clear avremo tutti cuccioli/clear. Accoppiando un cane clear con uno carrier, avremo il 50% di cuccioli clear e il 50% di carrier, nessuno di loro tuttavia potrà mai sviluppare la malattia. Accoppiando tra loro due cani “carrier” avremo un 25% di possibilità che un cucciolo possa sviluppare tale malattia che, purtroppo, porta a cecità. Per quanto riguarda invece le malattie cardiache è buona abitudine effettuare un ecodoppler per escludere patologie dei genitori; esiste un esame ufficiale effettuato da veterinari abilitati e certificato da FSA. Anche in questo caso non avremo la certezza di avere cuccioli sani da genitori sani, ma ne avremo notevolmente aumentato le probabilità. Prima di far riprodurre una fattrice è opportuno effettuare tutti i test ematici per verificare il suo perfetto stato di salute, non è una regola ma fa parte della scrupolosità e del buon senso dell’allevatore. È inoltre doveroso essere in ordine con il piano vaccinale, dato che i cuccioli ricevono i primi anticorpi attraverso il colostro della mamma nei primissimi giorni di vita e, in misura minore, ma comunque significativa, con il latte materno, fino all’inizio del piano vaccinale che inizio personalmente (naturalmente con la mia veterinaria di fiducia) dopo i 50 giorni di vita del cucciolo. Adesso che abbiamo le idee chiare sulle caratteristiche che deve avere il nostro stallone, siamo pronti per l’accoppiamento e per la gravidanza… ma di questo ne parleremo in separata sede.  

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