Che cos’è l’accanimento terapeutico?

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Che cos’è l’accanimento terapeutico?
 

Che cos’è l’accanimento terapeutico? Quand’è da considerarsi tale?

Quello che andrò a trattare in questa news è un argomento estremamente delicato e soggettivo, non credo che esista una posizione totalmente giusta o sbagliata, ma penso che la nostra cultura e il nostro credo religioso possano influire pesantemente. Ci tengo a sottolineare che queste sono solo delle considerazioni, perché se dovessi trattare tutto ciò in maniera approfondita e tecnicamente corretta ci vorrebbero pagine e pagine… per prima cosa, la prima domanda da porsi è: che cosè l’accanimento terapeutico? Definizione dal dizionario medico Treccani: “ l’ostinazione nell’impartire trattamenti sanitari che risultano sproporzionati in relazione all’obbiettivo terapeutico ”. In pratica, il voler proseguire una terapia consapevoli che questo non porterà ad alcun miglioramento nella malattia dell’animale ed in alcuni casi, che potrebbe portare dei peggioramenti. Passiamo a degli esempi pratici che forse possono dipanare un po’ la nebbia che sta sorgendo. Alcune patologie si presentano in maniera cronica nei nostri cani e gatti e non danno dei sintomi o dei segni clinici cosi importanti da debilitarne la vita stessa. Un’insufficienza renale in un gatto anziano, l’artrosi nel cane o i problemi ormonali legati alla tiroide o alle surrenali, solo per fare alcuni esempi. Siamo di fronte a patologie che ad oggi, non si possono ancora debellare o guarire, ma con il tempo e con le giuste cure possiamo rendere la vita del nostro animale degna di essere vissuta. Quindi in questo caso, la terapia anche se non farà migliorare la malattia, ne consentirà al peloso di turno una vita priva di sofferenze. Questa la ritengo una scelta giusta e consapevole e contrariamente a quanto detto prima non lo considero un accanimento terapeutico. Un altro esempio di coerenza e rispetto verso l’animale (e il proprietario stesso), è quando, una volta stabilita una diagnosi che evidenzia un carcinoma alla milza o un tumore osseo intervengo con l’unica soluzione possibile: quella chirurgica (purtroppo in questo caso quasi certamente le metastasi sono già partite). Questo intervento non comporterà un allungamento della vita del soggetto, ma ne eviterà inutili sofferenze. Se invece sono di fronte ad una patologia che va a minare la dignità ed il benessere psicofisico del mio amico peloso e dove il prolungarne la vita in realtà non prolunga il suo benessere, all’ora in questo caso, sì che parlo di accanimento! Un esempio che mi sovviene, è legato a quelle patologie che non permettono più il movimento, dove subentrano anche i problemi legati al decubito, o patologie dove solo con un’idratazione forzata ottengo miglioramenti che poi svaniscono nell’arco di alcuni giorni. Tutte situazioni in cui c’è la sofferenza del mio amato compagno. La mia esperienza ventennale mi ha più volte portato a scontrarmi contro il muro economico e contro la convinzione che l’essere “vecchio” sia una malattia ed in entrambi i casi più persone hanno preso come scusa l’accanimento terapeutico per non dare chance all’animale. Qui intervengono solo scelte personali e non mediche. Non dobbiamo dimenticare che il cane o il gatto o qualsiasi essere vivente diverso dall’uomo, non razionalizza il concetto di morte, non è in grado di concepire il mondo senza di loro o l’addormentarsi senza il risveglio e quindi è solo nostra la decisione nel proseguire o meno le cure.

Che cos’è l’accanimento terapeutico?
 
In cuor mio al cliente che mi chiede “ e se fosse il suo cane/gatto? “ … io in maniera coerente al mio modo di pensare rispondo, che se non soffre ed ha una vita dignitosa tutto ciò che si può fare lo farei, in caso contrario no!

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