Chi è il medico veterinario omeopatico e come vive la medicina?

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Chi è il medico veterinario omeopatico e come vive la medicina?
 

Chi è il medico veterinario omeopatico e come vive la medicina? C’è differenza tra il Veterinario “tradizionale” e il druido moderno?

Da piccolo accompagnavo spesso il nonno veterinario nel giro della sua condotta in provincia di Rovigo. Per i lettori più giovani, un tempo le aree di esercizio dei medici e dei veterinari erano geograficamente definite e si attribuivano per concorso, in quanto la professione era un servizio pubblico e non era diffusa quella che oggi è conosciuta come “libera professione”. Si sa, i bambini amano i nonni, tanto più se vivono in casa con loro e se hanno un’attività in grado di interessarli ed affascinarli… e non vi è alcun dubbio che l’attività di mio nonno mi piacesse. Mi piaceva il continuo mutamento delle situazioni: non si trattava mai degli stessi animali, nè delle stesse manualità, nè delle stesse applicazioni. Si passava con disinvoltura dalla somministrazione di un purgante ad una scrofa, all’incisione di un ascesso in un asino, dalla diagnosi e cura di una zoppia in un cavallo, alla sutura di una ferita in un cane da caccia, dalla risoluzione di un parto distocico in una vacca all’analisi epidemiologica di una malattia infettiva con conseguenti misure di polizia sanitaria, etc.; mi affascinava la necessità e la capacità del nonno di essere un clinico, un chirurgo, un nutrizionista o un infettivista a seconda del momento, insomma un medico a 360 gradi!

Chi è il medico veterinario omeopatico e come vive la medicina?
 
A quei tempi, però, non solo il veterinario, ma anche il medico chirurgo condotto si trovava a dover gestire una situazione analoga, in quanto la Medicina non era ancora entrata nella fase attuale di super specializzazione e l’usanza non era ancora quella di parcellizzare o scomporre il paziente nei suoi organi da far analizzare a singoli specialisti. Anche il medico chirurgo di allora era un medico a 360 gradi. Oggi tutti conosciamo l’evoluzione avvenuta in medicina umana, ma forse non tutti conoscono l’evoluzione avvenuta in medicina veterinaria. Il veterinario di oggi ha aggiornato la sua conoscenza, ha affinato le tecniche chirurgiche, si è procurato strumentazione sofisticata e sfrutta le possibilità offerte dall’elettronica, ma contrariamente a quello che è successo al medico chirurgo (super specializzato addirittura all’interno della stessa disciplina, come per esempio un gastroenterologo solo per il colon), per lui le situazioni continuano a mutare e si trova tuttora nella necessità di essere ora clinico, ora chirurgo, ora un nutrizionista, etc.. Ci sono in realtà gli specialisti provenienti dai Colleges Europei, ma possiamo ancora inquadrarli come i primari di una volta della Medicina Interna, della Cardiologia, dell’Ortopedia, etc.. Attualmente, per la maggior parte, i professionisti veterinari devono essere ancora medici a tutto tondo (se si esclude il fatto che sono divisi in due categorie principali e non sempre così ben differenziate: veterinari per animali d’allevamento e veterinari per animali da compagnia), mentre praticamente solo il medico di famiglia si trova a vivere questa realtà, se vuole… e lomeopata. Tralasciamo le argomentazioni riguardanti il medico di famiglia: se ne parla già abbastanza ultimamente. Tutti sappiamo come il medico omeopata di oggi debba affrontare il rischio di non applicare i “protocolli scientifici”, gli unici riconosciuti in caso di diatriba giudiziaria per il fatto che il paradigma omeopatico non è ufficialmente riconosciuto (nonostante la scientificità della sperimentazione sull’Uomo sano e le molte pubblicazioni sull’argomento) e gli sia negata quasi sempre la situazione di emergenza, salvo poche eccezioni (sindrome influenzale, tonsillite, otite e poco altro). Il medico chirurgo omeopata non può esprimere completamente la sua professionalità, salvo che non sia disposto a rischiare in prima persona e finisce che per la maggior parte della sua carriera si deve occupare dei “soliti” casi cronici. Diciamocelo francamente, il veterinario può applicare l’omeopatia con più “disinvoltura” del medico chirurgo e per questa opportunità può dare un forte impulso alla nostra medicina anche in virtù di quella pubblicità indiretta promossa dal proprietario dell’animale grazie al successo dell’Omeoterapia, che lo induce a cercare lo stesso tipo di trattamento anche per sè. D’altra parte, a noi veterinari raramente è data la possibilità di follow-up degni di tale definizione e la raccolta di un’anamnesi remota con sintomi certi, rappresenta un evento epocale. Così i medici ed i veterinari omeopati collaborano da sempre e scambiano le loro esperienze, arricchendosi vicendevolmente in una vera e propria attività di clinica comparata (perché questo è un altro dono che l’Omeopatia ci ha fatto: la Legge dei Simili non fa differenza tra uomo, animale ed anche piante!), come in poche altre discipline mediche avviene, con rispetto e stima reciproca. Riguardo alla clinica comparata, mi viene in mente che uno degli esponenti più autorevoli che fra i primi ha rappresentato le due categorie di medici e veterinari che l’hanno presa in seria considerazione, è stato il Prof. Giovanni Ballarini (mio docente di Clinica Medica, per nulla omeopata, che molti ricorderanno anche per i suoi interventi in Rai come esperto nutrizionista), noto per il suo eclettismo e per la sua capacità di spaziare in ogni campo del sapere grazie alla sua prodigiosa memoria e capacità di collegamento logico.

Autore anche di un bellissimo libro sulla Pet Therapy “Animali amici della salute”. Una bella sera di primavera di tanti anni fa, mi trovavo a cena con lui a Bardolino, sul Lago di Garda e non so come, ad un certo punto Ballarini introduce nella conversazione il concetto antropologico della “convivenza modificante”, quel fenomeno per cui due persone, dopo aver passato lungo tempo assieme, in stretta convivenza, finiscono per assomigliarsi anche fisicamente. L’esempio più lampante è quello di molti anziani coniugi. In sintesi, mentre in apparenza ciò sembrerebbe dovuto solo a un processo di omogeneizzazione del modo di parlare, di atteggiarsi, di assumere delle posture, di camminare, di esprimere il proprio stato con la mimica facciale, etc., tutti fattori che influenzano i tratti somatici e li possono modificare nel tempo,  in realtà c’è una causa più a monte di tali fattori. L’omogeneizzazione di cui sopra è resa possibile da un’intesa profonda fra i due soggetti, un moto animico che ha determinato la scelta di convivenza, una complementarietà senza la quale la natura vieterebbe il buon esito di questi scambi e del conseguente effetto, o risultato che dir si voglia, cioè la modificazione somatica tendente a far assimilare l’uno all’altro. Avrei potuto dire “assomigliare”, ma ho preferito la parola a noi più famigliare di “assimilare”, perché richiama la similitudine, ancora e sempre lei, la risposta a molte domande sulla vita e sui suoi fenomeni… ed ancora, dall’interno all’esterno, dall’anima al soma, secondo la direzione centrifuga che regola la vita dell’Universo, del pianeta e dei suoi abitanti, anch’essa una nostra vecchia conoscenza, nell’esame del concetto di salute e malattia. Insomma, anche in tutto questo c’è l’Omeopatia e non solo nel rapporto Uomo-Uomo, ma pure nel rapporto Uomo-Animale.

Chi è il medico veterinario omeopatico e come vive la medicina?
 
Tutti ricorderanno il prologo del fortunato film di animazione della Disney, “La carica dei 101”, che magnificamente illustra tali concetti nel presentare una squisita passerella di proprietari di cani, la cui caratteristica era una strabiliante similitudine tipologica. Con queste belle immagini, voglio farvi i miei personali Auguri di un gran bel Natale e di un cammino denso di vittorie, carico di entusiasmo ed umiltà, di quei valori che possono fare grande l’Uomo e far star bene il Pianeta.

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