Come viene scelto il rimedio del caso…

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Come viene scelto il rimedio del caso...
 

 Come viene scelto il rimedio del caso… fra gli oltre 1500 sperimentati?

Una delle domande più frequenti che viene rivolta all’omeopata è: ” come viene scelto il rimedio del caso fra gli oltre 1500 sperimentati? “. Capirete che la domanda non è per nulla banale! Che il principio da seguire sia la similitudine sintomatica derivata dalla sperimentazione sull’uomo sano, lo abbiamo già ripetuto diverse volte nei precedenti articoli, ma come arrivare ad individuare il rimedio nelle migliaia e decine di migliaia di pagine che costituiscono l’intera Materia Medica Omeopatica, cioè la raccolta di tutti i rimedi in ordine alfabetico con i relativi sintomi? Mica si può cominciare da Abies alba e finire con Zizia passando in rassegna centinaia di rimedi! Già gli omeopati del passato, man mano che la Materia Medica (i rimedi sperimentati) aumentava di volume, hanno constatato l’impossibilità di tenere a memoria tutti i rimedi esistenti; possiamo affermare che un omeopata molto preparato arriva a memorizzarne forse una sessantina (e nemmeno completamente), perché ogni rimedio ha moltissimi sintomi! Un’impresa ciclopica anche per una memoria eccezionale! Ecco che allora due grandi maestri dell’Omeopatia, cronologicamente il barone tedesco Franz Maria von Boenninghausen  e  l’americano James Tyler Kent, hanno sentito l’esigenza di identificare uno strumento (almeno nelle intenzioni ) che potesse aiutare il medico ad isolare fra tutti i rimedi, quelli più probabili per il paziente e solo da questa rosa ristretta (più o meno una decina), con lo studio comparato nella Materia Medica relativa, scegliere quello più simile al caso (detto simillimum). Lo strumento che permette tutto questo è il Repertorio Omeopatico che, all’opposto della Materia Medica, è la raccolta di tutti i sintomi omeopatici, in ordine prima anatomico e poi alfabetico, con i relativi rimedi corrispondenti; sì perché, se non bastasse, non c’è un solo rimedio per ogni sintomo, per esempio, ” l’infiammazione della vescica ” (cistite) comprende circa 130 rimedi ed è quindi la somma dei sintomi del quadro caratteristico del paziente, una decina al massimo, che permette di ridurre il numero dei probabili rimedi. Ergo, se non vedrete un omeopata consultare la sua biblioteca di Repertorio e Materia Medica (cartacea o informatica), qualche sospetto vi deve venire sulla sua qualità di lavoro! È come se, un cardiologo non adoperasse il fonendoscopio! Ma facciamo un esempio pratico… è la descrizione (i dialoghi sono riportati pressoché letteralmente) di un mio caso pubblicato nel n°27 de “Il Medico Omeopata”.

Ospedale Veterinario San Francesco – ore 18.45
 
“ Ah beh, Dottore, non mi parli di Omeopatia perché a queste cose non ci credo! Una volta mia figlia aveva il mal di gola e sono andata dal Farmacista: – Mi faccia provare qualcosa di omeopatico, che non ho voglia di andare dal Medico per la ricetta – gli dissi. E lui mi mise in mano tre scatolette: c’era uno spray per la gola, un tubetto con dei pallini bianchi ed una confezione di compresse. Quasi un centinaio di euro… e sa, Dottore, se non l’avessi portata dal Medico due giorni dopo e non le avesse prescritto gli antibiotici, sarebbe ancora là col mal di gola! ”.

Questa è stata la reazione della mia Cliente, quando le ho proposto una terapia omeopatica per il suo gatto affetto da una forma respiratoria delle prime vie. L’insorgenza della patologia, a detta della Signora, era stata piuttosto improvvisa e riproduceva un quadro che, a dir la verità, nei gatti si osserva con una certa frequenza:

  • Starnuti con scolo abbondante.
  • Tenace e con croste alle narici.
  • Anoressia ed un certo grado di disidratazione.
  • Respirazione rumorosa.

Tale quadro, ovviamente, ha allarmato la proprietaria e l’ha indotta ad un consulto urgente.

“ Posso vedere il libretto sanitario del micio, Signora? ”
“ Dottore, non ce l’ho, è la prima volta che arriva dal Veterinario; in 2 anni non ha mai avuto bisogno di nulla, è sempre stato bene ”.

Pensavo di trovarmi di fronte al tipico complesso delle malattie respiratorie virali del gatto da herpes o da calicivirus. Esaminai con più attenzione il paziente per vedere se ci fosse qualcosa di diverso dal solito ed a parte le zampe con delle incrostazioni come di fango secco grigiastro, cui non diedi molta importanza, confermai la diagnosi.

“ Signora, si tratta di rinotracheite, è una malattia infettiva dei gatti… lei conosce bene il suo gatto? ”
“ Certo, Dottore! ”
“ Bene, allora mi parli un po’ di lui, delle sue abitudini, del suo comportamento, delle sue… ”
“ Ah non le so io queste cose, Dottore (?!), io sono fuori casa tutto il giorno, lui anche, lo vediamo io e mia figlia quando viene a mangiare e nemmeno tutti i giorni, però è sempre stato bene! ”.

Questo è quel che si dice conoscere bene il proprio gatto!!! 🙂 Comunque, con i sintomi rilevati ed essendo una malattia autolimitante, in cui basta controllare che il decorso non abbia complicazioni, che rappresentano il vero pericolo, avevo già avuto parecchie soddisfazioni con la terapia omeopatica che mi aveva abbreviato i tempi di recupero, mettendomi al riparo da ricadute e cronicizzazioni. Fu a questo punto delle mie riflessioni che feci la proposta capace di scatenare la reazione decisa della mia Cliente citata all’inizio di questo racconto.

“ Come vuole, Signora, lasciamo stare l’Omeopatia… sarebbe opportuno che mi lasciasse il micio ricoverato qualche giorno per la terapia: pulizia delle croste alle narici, idratazione, pomata oftalmica e copertura antibiotica.”
“ È proprio necessario, Dottore? ”
“ L’alternativa è che la faccia lei: la pomata negli occhi due volte al giorno, le compresse antibiotiche due volte al giorno…”
“ No, no, ho capito. Non potrei mai fare queste cose; è meglio che lo lasci qua.”
“ Bene! Se mi dà i suoi dati li riporto sulla scheda di ricovero… Come si chiama il micio? ”
“ Mah, a dir la verità, non ha mai avuto un nome… bisognerebbe chiamarlo Gatto-con-gli-stivali… ”
“ Ah si? E perché? ”
“ È successo da quando l’abbiamo visto rientrare in casa, dopo una delle sue scappatelle, con gli stivali ai piedi.”
“ Con gli stivali?…”
“ Si, proprio con gli stivali! Evidentemente era andato in qualche posto dove avevano gettato il cemento fresco e deve averci camminato dentro sprofondando un po’, così è tornato a casa con gli stivaletti di cemento. Le zampe erano dipinte fino a poco sopra i piedini e da lontano dava l’impressione di avere gli stivali ”.
“ Ecco cosa sono quelle incrostazioni che ho notato sulle zampe, non era fango ma cemento secco! ”
“ Esatto. Abbiamo cercato di pulirgli le zampe meglio che potevamo ed anche lui si leccava per lavarsi, ma qualcosa si vede ancora ”.

Come viene scelto il rimedio del caso...

Abbiamo provato a fotografare il… ehm… “gatto con gli stivali”, ma girandosi imbarazzato si è coperto il musetto dicendo:”no comment”… 

Non riuscivo a scollegarmi mentalmente da quella parola, CEMENTO, che mi rimbombava nella testa e doveva dirmi qualcosa, ma in quel momento proprio non riuscivo a realizzarla. Completata la scheda, ricoverai il gatto.

“ Bene Signora, se dovesse esserci qualche novità la chiameremo noi; ma mi dica ancora una cosa: quanti giorni fa è successo questo episodio degli stivali? ”
“ È arrivato a casa così quattro sere fa. ”
“ E da quanto ha detto che ha questo raffreddore? ”
“ Me ne sono accorta questa mattina, ma ora mi sembra molto più grave”.
 
Feci attendere ancora un attimo la Signora, perché avevo deciso di fare una rapida ricerca nella mia biblioteca omeopatica informatizzata per togliermi il pensiero tormentoso. Il Repertorio mi indicava, fra gli altri rimedi ma molto più in evidenza, Kalium Bichromicum. Digitai la parola chiave “cemento” e ben presto trovai quello che cercavo nella Materia Medica di un grande omeopata belga, Didier Grandgeorge:  Viviamo in un mondo di cemento armato. Ora, Kalium bichromicum è un importante composto del cemento, il che spiega come questo rimedio sia frequentemente indicato per i nostri contemporanei…. Localmente, vi può essere la presenza di eczema di cemento sulle mani (Kalium bichromicum è radicale in questa indicazione).

“ Signora, ora sono quasi certo di poter curare il suo gatto in un tempo molto più breve, però dovrei fare a modo mio…”
“ Con l’omeopatia, vero? ”
“ Si ”
“ E va bene. Avete sempre ragione voi! Però, in fondo, a me interessa che il gatto guarisca e sono sicura che lo vuole anche lei. Non ci farebbe una bella figura altrimenti! ”.

Fu così che somministrai al micio una prima dose di Kalium Bichromicum, qualche globulo di un’altissima diluizione sciolto in acqua, per bocca con una siringa, riproponendomi di ripetere la somministrazione dopo poche ore e poi di nuovo al mattino successivo. Subito dopo gli pulii il naso e gli occhi con una soluzione detergente e lo idratai con fluidi endovena. Dopo quattro ore trovai il gatto appisolato nella cassettina dentro la gabbia di ricovero, sembrava riposare bene ed era tranquillo; la respirazione mi sembrava migliorata, anche se di tanto in tanto qualche sibilo si sentiva. Ripetei la somministrazione del rimedio dinamizzato a dovere e decisi che la giornata era chiusa. Il mattino successivo il micio mi stava attendendo insofferente e chiamava a piena voce. Fece un lauto pasto e mostrava tutti i segni di una rapida ripresa: gli occhi erano quasi del tutto normali, il naso perdeva qualche goccia d’acqua e la cute aveva ripreso la sua elasticità. Non gli somministrai nulla ed al pomeriggio risultava chiaro che era praticamente guarito e decisamente stanco di stare in gabbia perciò alle 19.00 chiamai la Signora:

“ Può venire a prender il suo gatto, Signora. ”
“ Ma Dottore, è passato solo un giorno! ”
“ Venga pure, Signora, giudicherà lei. ”

Arrivò prima delle 20.00:

“ Sa, non credo che si trattasse di quella malattia che diceva…, se l’omeopatia funzionasse veramente così, tutti i dottori la userebbero, non le pare? ”.

 E mi abbandonai a questa ondata di gratitudine… 🙂

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