Cosa causa la pancreatite nel cane e come va affrontata?

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Cosa causa la pancreatite nel cane e come va affrontata?
 

Cosa causa la pancreatite nel cane e come va affrontata?

La pancreatite è l’infiammazione del pancreas ed essa può essere sia di tipo acuto che cronico; la sintomatologia è sovrapponibile. Il pancreas è una ghiandola allungata di circa 20 – 25 cm. prospicente all’intestino tenue, che svolge l’importante funzione di regolare il metabolismo di grassi, carboidrati e proteine. Questo avviene attraverso enzimi, che sono versati nel duodeno (prima porzione dell’intestino tenue) attraverso il succo pancreatico (che essendo alcalino è in grado di neutralizzare l’acidità delle sostanze che giungono dallo stomaco), che è regolata per via nervosa. Ora dopo questa sintetica introduzione, lasciando perdere la secrezione interna (produzione di ormoni come insulina  e glucagone – deputati alla regolazione del metabolismo dei carboidrati), mi concentrerei sulla secrezione esterna. Attraverso quest’ultima, il pancreas cede nel duodeno attraverso appunto il succo pancreatico, tripsinogeno e chimotripsinogeno, che poi si trasformano negli enzimi: tripsina e chimotripsina. La produzione di tripsina (enzima deputato alla degradazione delle proteine) è la causa della pancreatite stessa. All’interno della sua porzione esocrina vengono prodotte inoltre sostanze fondamentali per la digestione dei grassi come la lipasi (un sintomo di pancreatine sono le feci chiare contenenti grasso perché non è stato digerito). Il pancreas essendo localizzato tra colon, duodeno e stomaco, fa sì che una sua infiammazione si ripercuota su tutto l’apparato gastroenterico; infatti la pancreatite è una delle patologie più diffuse, ma nel contempo più sottostimate per la sua molteplicità di segni clinici. In ambito umano si è riscontrata una predisposizione genetica e si sta indagando anche in ambito veterinario. Si pensa che i fattori esterni siano solo un innesco della malattia negli animali predisposti.

I fattori predisponesti potrebbero essere:

  • Un pasto a elevato contenuto lipidico;
  • l’obesità è un fattore di rischio;
  • terapie farmacologiche recenti;
  • patologie concomitanti riguardanti la tiroide o il diabete mellito;
  • nel gatto in concomitanza con: la colangite, enteriti o nefropatie.

Le cause scatenanti sono:

  • Idiopatiche 90%;
  • ostruzione del Dotto;
  • ipertrigliceridemia;
  • dieta  iperlipidica;
  • trauma;
  • ischemia legata ad interventi chirurgici;
  • ipercalcemia;
  • farmaci/tossine;
  • infezioni.

Nel cane i segni clinici sono variabili andando da un leggero dolore a segni multiorgano con “addome a tavola” e nei casi più gravi, a CID (Coagulazione Intravascolare Disseminata con formazione di trombi). Come segni si possono avere vomito, anoressia, dolore addominale, disidratazione, collasso e shock. Alcuni pazienti assumono la posizione del cosi detto “cane in preghiera”, cioè con zampe anteriori distese in avanti e sedere alzato. I gatti pur avendo fenomeni più gravi con necrotizzazione del pancreas e di peritonite, hanno manifestazioni meno evidenti. L’ittero (mucose gialle sia in bocca che a livello dell’occhio) si può manifestare immediatamente o nel decorso della malattia; le feci per la presenza di grasso non digerito tendono a presentarsi poco consistenti e di colore giallognolo.
 
Cosa causa la pancreatite nel cane e come va affrontata?
Immagini di: www.omeovet.it
 
Essendo interessati più organi nella regione, la peritonite tende a presentarsi con eventuale presenza di gocce di sangue nelle feci. Il quadro clinico purtroppo si può presentare fin da subito grave; legato ad una insorgenza di tipo acuto, la CID è l’evoluzione più rischiosa e più grave a cui la malattia va incontro. Tutto il quadro è legato al fatto che la tripsina prodotta dal pancreas e deputata alla digestione in sede intestinale, a causa dell’infiammazione viene riversata all’interno dell’organo determinando un’auto digestione e l’infiammazione grave con conseguente messa in circolo di tossine. La diagnosi viene eseguita in base alla visita clinica con la sintomatologia che presenta l’animale, con l’ausilio degli esami di laboratorio e dell’eventuale esame ecografico. La terapia e la prognosi di cani e gatti con pancreatine acuta, dipendono dalla gravità delle condizioni iniziali. Purtroppo una grave pancreatite spesso può portare alla morte del soggetto; quindi a seconda delle condizioni cliniche del paziente, bisogna prendere in considerazioni anche il ricovero. Molto importanti sono l’idratazione e gli antidolorifici, che nella fase acuta hanno un’importanza fondamentale. La corretta gestione nutrizionale è un aspetto determinante, infatti negli anni passati era consigliabile un digiuno totale per alcuni giorni, oggi si è visto che un’alimentazione parziale, da subito accelera la guarigione e diminuisce i tempi di ricovero. Il digiuno è assolutamente controindicato nel gatto, dove può indurre una pericolosa lipidosi epatica secondaria. Le terapie funzionali al recupero del soggetto:

  1. Gli antiemetici sono necessari nella gestione del vomito.
  2. I protettori gastrici vengono utilizzati a causa dell’elevata percentuale di ulcere gastriche.
  3. Gli antibiotici sono indicati in forma preventiva, tranne nei casi in cui la pancreatite non sia da addebitarsi ad una forma infettiva.

Superata la fase acuta in cui la terapia farmacologica e reidratante sono fondamentali, si dovrà mantenere una terapia con enzimi pancreatici da aggiungere al cibo e con una dieta molto mirata, cercando di incidere su tutti quei fattori scatenanti elencati in precedenza.

LA DIETA DI CESARE GILARDI:

Come ha descritto molto bene il Dott. Emanuele Peccioli,  la dieta come sempre è costruita intorno alla gravità della patologia, quindi sarà sempre personalizzata. Comunque in linea di massima non dovrà in assoluto mettere sotto sforzo l’intestino e di conseguenza pancreas e fegato, infatti ricordo che questi due organi, lavorano in sinergia (gli enzimi e le altre sostanze cedute da entrambe, si mescolano prima di entrare nell’intestino tenue attraverso lo sfintere di Oddi) per facilitare la digestione intestinale di grassi, proteine e carboidrati. Di conseguenza sia il pancreas che il fegato si mettono in funzione dopo il pasto e quindi si può capire quanto i principi nutritivi siano importati per la prevenzione o la guarigione. In funzione della gravità della patologia, lo studio e la scelta degli ingredienti è fondamentale.

Quindi la dieta scelta NON dovrà contenere:

  • Principi nutritivi infiammanti e acidificanti.
  • Grassi saturi a catena lunga – tollerati quelli a catena media.
  • Proteine animali – tollerate le percentuali contenute e provenienti da carni bianche.
  • Formaggi e latticini – tollerate in percentuali contenute: yogurt magro e ricotta.
  • Rosso d’uovo.
  • Tutti i cereali e manufatti derivati.
  • Alcune verdure e frutta particolarmente infiammanti.
  • Alte dosi di calcio e sodio.

Potrà invece contenere:

  • Principi nutritivi non infiammanti e acidificanti.
  • Grassi insaturi a catena corta, Omega 3 e 9, meno gli Omega 6.
  • Proteine di origine vegetale.
  • Proteine di origine animale in percentuali molto limitate e provenienti da carni bianche.
  • Yogurt magro e ricotta di pecora in piccole quantità.
  • Bianco d’uovo cotto.
  • Cereali integrali in particolare mais – riso – miglio e loro manufatti.
  • Falsi cereali come: quinoa, grano saraceno, kia, amaranto, etc..
  • Frutta e verdura.
  • Basse dosi di calcio e sodio.
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