La medicina omeopatica nel mondo animale e non solo!

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La medicina omeopatica nel mondo animale e non solo!
 

La medicina omeopatica nel mondo animale e non solo! Il perché ci vuole orecchio…

Tutto il mio percorso di vita da studente, da professionista e da studioso/ricercatore, è stato contraddistinto dal rifiuto della dipendenza dalla “scienza”, quando con essa si vuole intendere che solo ciò che è stato dimostrato scientificamente è valido. Sono convinto, supportato dai fatti da me vissuti in quasi trent’anni, che la scienza ha tantissimo da dimostrare, per non dire quasi tutto, ma ciò non ci impedisce di usufruire di ciò che l’Universo ci mette a disposizione, anche se non ne conosciamo i principi e le leggi. Possiamo spingere l’interruttore ed accendere la luce, anche se non siamo a conoscenza dei meccanismi che fanno si che la lampadina si illumini, semplicemente sfruttando un processo logico che si rifà al rapporto causa/effetto. Ho fatto mia una citazione di Swami Sri Yukteswar, Guru di Paramahansa Yogananda, tratta da Autobiografia di uno Yogi: “ Non è questione di credere; l’unico atteggiamento scientifico che si dovrebbe assumere di fronte a qualsiasi soggetto è quello di sapere se sia vero. La Legge della gravitazione era ugualmente attiva prima e dopo Newton. Il cosmo sarebbe davvero piuttosto caotico se le sue leggi non potessero operare senza la sanzione della credenza umana ”. Dunque non ho mai avuto nessuna chiusura di fronte ai vari argomenti, pur consapevole della necessità di un “setaccio ideale” in grado di trattenere le cose interessanti, o potenzialmente tali e di lasciar andare le cosiddette “chiacchiere da bar”. Insomma, come direbbe il compianto Enzo Jannacci, “ci vuole orecchio” per captare, intendere, sentire e realizzare così quella speciale armonia con la Natura, il senso della vita, nostra e delle altre creature.

La medicina omeopatica nel mondo animale e non solo!
 
Allora accadde che a 28 anni, durante una rimpatriata fra ex compagni di liceo, uno di essi diventato medico, mi informò sulla sua pratica dell’omeopatia, di cui a quel tempo conoscevo solo il significato etimologico. Mi prescrisse anche  dei rimedi in successione, su mia richiesta, per cercare di guarire da un’allergia che mi procurava anche attacchi d’asma, di cui soffrivo da 14 anni, che nessuno fra gli specialisti di allora era riuscito a curare, salvo consigliare i soliti palliativi (antistaminici e cortisonici) per poter sopportare i fastidiosi sintomi. I rimedi prescritti dal mio amico hanno in effetti migliorato un po’ il mio disturbo, ma non lo hanno curato. Inoltre, avendo nel frattempo avuto informazioni di base su questo, per me nuovo, metodo di cura, avevo ben presto compreso che l’omeopatia richiede uno studio profondo ed una precisione quasi assoluta nella ricerca del rimedio “individualizzato” per quel determinato paziente. Insomma, ho capito che il mio amico era un po’, per così dire, troppo disinvolto. Con il tempo realizzai che era un autodidatta e la mancata formazione presso una scuola professionale, lo induceva ad una pratica di livello inferiore, pur nel rispetto del paziente. Mi sono dunque informato ed avendo appreso il nominativo di un omeopata che mi sembrava rispettasse tutti i presupposti di cui avevo nel frattempo preso conoscenza, mi sono sottoposto alla sua lunga visita, soprattutto focalizzata sul mio essere “totale” e non solo sui sintomi fastidiosi che volevo curare. Dopo un anno e mezzo, o forse due, in cui assunsi, uno alla volta, alcuni rimedi senza il benché minimo effetto, l’ultimo mi ha guarì completamente ed il problema non si ripresentò mai più (da allora sono passati 35 anni).

Questa esperienza diretta fu una lezione fondamentale per la comprensione di due concetti basilari:

  1. Il rimedio deve rispettare una similitudine molto stretta con il paziente (capiremo meglio questo concetto nelle prossime puntate).
  2. L’azione del rimedio curativo è immediata.

Interessante ed affascinante!

Ho capito anche un’altra cosa: non si arriverà mai a curare veramente il paziente con l’omeopatia se non ci si pone in uno stato empatico di profonda comprensione. Ho realizzato che questo è il modo giusto di fare il medico: non una semplice applicazione di protocolli terapeutici standardizzati sulla diagnosi clinica, ma un approfondito studio della natura del paziente alla ricerca del rimedio più adatto al fine di risolvere i suoi problemi e le relative cause. La cura del paziente, piuttosto che della malattia. Cambiare il terreno/paziente su cui la malattia può crescere, come ammise anche il grande Pasteur: << Il microbo non è nulla, l’importante è il terreno >>.

Meraviglioso!

Sono andato a scuola di omeopatia, volevo prepararmi in maniera seria, non da autodidatta ed è stata la scelta che mi ha cambiato la vita, non solo dal punto di vista professionale, ma anche esistenziale. Ho cominciato a vivere quello stato di appagamento professionale dato dalla sensazione di avere uno strumento terapeutico potenzialmente superiore, pur essendo consapevole che lo studio sarebbe stato sempre molto impegnativo e di continua crescita.

La medicina omeopatica nel mondo animale e non solo!
 
Durante il periodo della scuola di omeopatia, ho avuto la mia prima esperienza suggerita dal compianto Dott. Franco Del Francia, allora Direttore della Scuola Superiore Internazionale di Medicina Veterinaria Omeopatica di Cortona, perché, parliamoci chiaro… per quanto entusiasti e convinti del percorso, abbiamo comunque bisogno di fatti concreti e convincenti, altrimenti l’edificio delle nostre certezze sarà destinato a franare fragorosamente e non sapremo metabolizzare gli inevitabili fallimenti che ogni carriera professione include. Allora mi occupavo anche di allevamento suino, soprattutto nei reparti di riproduzione, delle sale parto ed avevo spesso a che fare con problemi di suinetti nati asfittici, con la lingua ingrossata, che sembrava una salsiccia, cianotica e che impediva la respirazione. A volte le manovre di rianimazione di questi cuccioli non avevano successo o lo avevano dopo interminabili minuti di scuotimenti, compressioni, trazioni della lingua, tecniche di respirazione artificiale, etc..

“Ti consiglio di tenere a disposizione il rimedio Laurocerasus in soluzione – disse il maestro – e quando ti capitano questi casi, fai cadere qualche goccia nella bocca del suinetto”.

La sperimentazione sull’uomo sano (affronteremo anche questo argomento) di tale rimedio evidenzia una similitudine molto prossima al quadro sintomatologico descritto. Non dimenticherò mai questa prima esperienza di terapia omeopatica applicata: vedere immediatamente la lingua del neonato sgonfiarsi sotto i miei occhi, riprendere una colorazione fisiologica ed infine un profondo respiro vivificatore prima di una definitiva ripresa delle normali funzioni, sotto gli occhi increduli dei tecnici collaboratori, mi ha dato una sensazione che ancora oggi faccio fatica a descrivere. Quella trasformazione, come un effetto speciale di una scena di un film in cui l’immagine cambia con una successione di sfumature, è rimasta scolpita nella mia mente e mi ha aiutato nei molti momenti di sconforto, mi ha dato la forza di reagire alle prime difficoltà e sostenuto nelle mie certezze. La strada che avrei percorso era ormai tracciata ed altre prove contribuirono a rafforzare i miei intenti, come quando, poco dopo l’esperienza di Laurocerasus, mi sono cimentato su una femmina di canarino che a seguito di un trauma (un classico attacco da parte del gatto di casa) presentava la ritenzione dell’uovo ed era in stato di shock. Un globulino di Arnica montana sciolto in poche gocce d’acqua e somministrato per bocca, ha provocato l’immediata espulsione dell’uovo e la successiva ripresa dell’uccellino.

La medicina omeopatica nel mondo animale e non solo!
 
L’omeopatia, funziona! Quando non si ottengono gli effetti desiderati, ciò dipende da molti fattori, dalle variabili rappresentate dal paziente (c’è comunque un destino sulla salute dell’essere vivente che noi chiamiamo “costituzione morbosa”), dal proprietario del paziente (la sua capacità di descrivere le caratteristiche peculiari dell’animale – anamnesi), dalle situazioni ambientali, alimentari, etc. (che eventualmente occorre correggere) e dal medico veterinario, che non è un “padreterno”, cerca di fare del suo meglio ed a volte non trova la soluzione, ma questo capita in tutte le discipline mediche. Benvenuti in questo meraviglioso viaggio sulla conoscenza di questa arte medica che il suo fondatore, il medico tedesco Samuel Hahnemann (1755-1843) chiamava lArte del Guarire, perché solo l’essere consapevoli delle diverse opportunità ci permette l’esercizio del diritto di scelta terapeutica, per noi e per i nostri animali.

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