Quando il nostro animale malato soffre, è giusta l’eutanasia?

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Quando il nostro animale malato soffre, è giusta l’eutanasia?
 

Quando il nostro animale malato soffre, è giusta l’eutanasia? Quali sono i pensieri che ci attraversano?

Nella precedente news ho parlato dell’accanimento terapeutico, introducendo un argomento che vive da sempre conflitti molto profondi tra morale e dolore, tra giusto e sbagliato… quello dell’eutanasia. Premesso che ciò che andrete a leggere, sono solamente esperienze e considerazioni del tutto personali e che rappresenta dei concetti che escludono la situazione emotiva del padrone (chi ama il proprio pet, spesso confonde il proprio dolore con quello dell’animale), questo tipo di decisione (come per l’essere umano) ha sempre contrapposto diversi tipi di pensiero legati alla libertà di decidere (in casi di reale gravità del soggetto) quando e se sia giusto decidere di “staccare la spina”. Questa mattina sono stato chiamato per eseguire un’eutanasia su un gatto, che era affetto dal virus dell’immunodeficienza felina (già da più di un anno), che ormai non rispondeva più ad alcuna terapia e non mangiava da alcuni giorni. Le condizioni estreme e il non voler cadere nellaccanimento terapeutico, hanno spinto la proprietaria e me a prendere questa estrema decisione. Rossino, questo era il nome del gatto,  tramite “ la dolce morte” ha smesso di “soffrire“ e si è addormentato… dal quel sonno non si risveglierà più. Ogni proprietario di animali teme che prima o poi dovrà prendere la decisione che nessuno vorrebbe prendere, teme di dover decidere lui in prima persona della vita e della morte del suo peloso. Non esiste un protocollo univoco a cui rivolgersi, ma a mio avviso bisogna prendere in considerazione diversi aspetti:

  • Prima di tutto l’eutanasia non deve comportare alcuna sofferenza o stress per l’animale.
  • In ogni caso bisogna eseguire una profonda anestesia e solo in seguito con l’animale completamente addormentato e non soltanto immobile, andrà eseguita la puntura letale.
  • Il farmaco utilizzato deve essere concepito per avere un’azione sul cuore, sui polmoni e sul cervello allo scopo di non determinare alcun tipo di sofferenza.

Detto questo, il problema della dolce morte credo sia di tipo morale ed è concettualmente racchiuso nel perché andrebbe eseguita. Le considerazioni che sento fare dal proprietario prima di decidere cosa fare sono:

  • Per quale ragione dovrei preferire l’unica strada a cui non c’è rimedio, alle diverse alternative fornite dai farmaci, dal ricovero o dall’assistenza continua?
  • Mi devo mettere nei panni dell’animale per decidere?
  • Devo by-passare il concetto di vita per andare oltre e decidere di far fare la “puntura”?

In realtà io penso che un animale non vi chiederà mai di morire, non sceglierà mai quella via, semplicemente perché la vita è l’unica cosa che ha e non vi può rinunciare. Il risultato di questa considerazione è che io non posso pensare come loro e sicuramente loro non penseranno mai come me! Quindi alla fine siamo noi essere umani che decidiamo per il nostro 4zampe… dovremo decidere se lui soffre e se questo dolore è tale da pregiudicare tutto il resto. Ho visto cani che con tumori mammari aperti e spurganti materiale, continuavano a mangiare, a giocare e relazionarsi con gli altri. Devo capire se il suo stato è contrario al suo essere e qualsiasi cosa decida di fare, la devo compiere solo ed unicamente per lui. Presa la decisione perché ritengo che sia quella giusta, non posso nè rimandare e nè tentennare. Non bisogna in nessun modo arrivare ad una esecuzione! Io penso che il concetto a cui bisogna aggrapparsi è che la morte fa parte della vita e che da morto tornerà ad essere ciò che era prima di nascere…. 

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