Bella e Chiara 3 cuori nella cuccia…

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Bella e Chiara 3 cuori nella cuccia…
 

Bella e Chiara 3 cuori nella cuccia con tanto amore!

Quando le adozioni non sono facili, ma si fa di tutto pur di riuscire e a volte spiegarlo non è facile… così parto dal racconto di Chiara: era l’aprile del 2015 quando vidi la sua foto che circolava sui social network, era tenuta in braccio da una volontaria e i suoi occhi mi rapirono! Trovata nel dicembre del 2014 in Basilicata, fobica verso l’uomo, sette cuccioli di cui tre morti, si lasciò prendere da una volontaria che le portava il cibo, da li trasferita a Firenze. Quando andai a conoscere Bella nella struttura che la ospitava, fui colpita subito da una cagnetta (sono sempre più convinta che siano loro a doverci scegliere), che prometteva tanto amore, ma anche disillusa dalla specie uomana… la scelta dopo essere andata due volte fin li, fu quella di prendere insieme a lei il suo unico figlio maschio rimasto, che al contrario, era socievole, solare e ben equilibrato; il piccolo avrebbe garantito a Bella una compagnia in più e magari per mimesi avrebbe potuto essere da esempio alla madre nella nuova relazione con me. La scelta, ad oggi, non posso dire che sia stata completamente sbagliata, ma sicuramente (con il senno di poi) mi sento di affermare che sia meglio occuparsi di un cane alla volta (soprattutto in fase di recupero)… mi spiego meglio: l’esperienza con un cane fobico è qualche cosa di estremamente impegnativo, qualcosa che necessita di attenzione e di impegno costante… va detto ovviamente che è anche una delle esperienze più appaganti che abbia vissuto finora… vedere il terrore ed il totale smarrimento che pian piano lasciano spazio ad un senso di scoperta, di fiducia e d’amore è qualche cosa di inspiegabilmente appagante… certo… questo fa si che avendo due creature a cui pensare inevitabilmente il “meno bisognoso”, ovverosia colui che paure non ne ha, quello che ha da imparare il “seduto” ed il “vieni” , ma che del mondo si fida, che con i suoi simili si sa rapportare e scodinzola allo sconosciuto, avrà involontariamente meno attenzioni rispetto ad una Bella fobica e in fondo, forse questo non è così giusto… Bella ha paure così importanti che per ogni bicicletta che passa, si getta in maniera compulsiva su suo figlio o su di me, pinzandoci (anche se non vorrebbe)… Bella è quella che non sapeva cosa fosse il guinzaglio… è la stessa alla quale un passeggino o un carrello della spesa sembravano alieni sputafuoco… che il normale vivere cittadino era portatore di stress e ansia, indomabili e ingestibili… Bella è quella che se vedeva un cane vicino o lontano, diventava una iena… insomma… è tanto gratificante ed appagante quanto difficile e a tratti, aimè, ingestibile! Però quando accarezzandola la sera sul divano ti perdi nei suoi occhi, chiedendole di fidarsi del mondo perché a proteggerla ci sarai sempre tu e all’indomani vedi quegli impercettibili progressi, intrisi di amore e fiducia, tutto ciò ti riempie e ti ripaga dell’ impegno quotidiano. Questo ovviamente non accade per incanto, ma grazie anche ai consigli (a volte “miracolosi”) di un educatore cinofilo esperto che interagendo con la “coppia” sia in grado di offrire un supporto “tecnico” importante. Dividere la vita con un esserino fobico ed indifeso, non credo sia un esperienza adatta a tutti… delle loro vite passate spesso non sappiamo nulla… anche se qualche cosa la immaginiamo… di sicuro servono pazienza, costanza e tenacia, elementi indispensabili per la risocializzazione del peloso. Ricorderò sempre la prima notte passata con loro in albergo, con Poldino (il figlio di Bella) che si è subito fidato di me addormentandosi sopra al mio petto e Bella che per tutta la notte mi ha fissato con occhi scuri sulle sue lunghe zampe…  le sue paure rendevano l’aria di quella stanza più densa di una sera d’estate… Bella si riprenderà, magari non totalmente, ma arriverà ad essere una cagnetta un po’ più equilibrata e serena… posso solo dire che il cammino è lungo, soggettivo e purtroppo senza manuali d’istruzione, se non uno a mio avviso: guardateli ed osservateli cercando di capire ciò che hanno da dirci e da chiederci, solo insieme si può costruire qualcosa, solo dopo aver conquistato la loro fiducia si può ambire a vederli sereni… come Bella che ormai ha rubato il trono a Poldino dormendo sotto il mio braccio a pancia in su! Consapevole comunque che purtroppo il mondo e con esso i problemi, non finiscono sotto il mio braccio, mi sento di consigliare di non sottovalutare mai la presenza di un educatore esperto e consapevole che innanzi tutto vi prepari al nuovo arrivo ed al nuovo cammino e che affronti già i primi momenti insieme a voi, dall’ arrivo in casa, alle passeggiate, alla conquista del guinzaglio e del mondo circostante… ed infine affidatevi a loro… con il tempo loro faranno lo stesso…

Bella e Chiara 3 cuori nella cuccia…
 
Una compagna umana di uno speciale esserino fobico…

Chiara

Bella e Chiara (la storia vista da me)

Il racconto di Chiara e Bella è una grande storia basata sull’amore e sulla fiducia… anche sulla fiducia mal riposta… ma di questo ne parlerò dopo. Il nostro primo incontro, abitando Chiara in un centro città, avviene sotto casa sua, nel totale caos di ambulanze, macchine e camion; dove le persone ti sfiorano o addirittura alzano le braccia non sapendo che il cane al guinzaglio è fobico ed ha paura persino della sua anima. Osservo l’atteggiamento di Bella, del suo cucciolo Poldino e di Chiara che si faceva trascinare da una parte all’altra… Bella non ha un atteggiamento da cane curioso, ma da cane che cerca in ogni modo una via di fuga, perché quello è il suo modo di salvarsi la pelle; dovevo subito trovare una soluzione volta ad “aiutarci” (aiutare loro è aiutare anche me). Ho cercato di entrare nel “mondo di Bella” nell’unico modo che conosco (in una situazione ambientale non adatta a questo tipo di lavoro), utilizzando quello che io chiamo “le rette parallele convergenti” (ossimoro di Aldo Moro al congresso della Democrazia Cristiana di Firenze del 1959). Riuscire al primo colpo a far si che il cane ti noti pian piano e che non abbia, almeno, troppa paura di te è il primo passo per riuscire, pertanto lasciai Poldino con Chiara e presi il guinzaglio di Bella (con tutta la dolcezza di cui ero capace) cercando di usarlo con delicatezza e con modi cauti, al fine di non agitarla. La cagnolina rimase stupita dal nuovo approccio e dopo un po’ decise di affidarsi a me. Dopo esser riuscito ad avere la sua attenzione quindi, provai a fare un mezzo ingaggio, ma ben presto diede in “escandescenze” alla vista di un altro cane che passeggiava dall’altra parte della strada. Riportai a fatica la situazione alla “normalità”, ma neanche dopo un secondo, incrociammo un avventore (che neanche ci considerò) che per qualche ragione mise Bella in una condizione di grande panico, al punto di farla tremare come una foglia. Finalmente riuscii a distrarla un po’ e a farmi seguire, cercando insieme di affrontare ciò che gli accadeva intorno. Tornammo presto in casa, la passeggiata (come ce ne furono altre in seguito – provammo anche in un parco ma le attività di quella zona non ci permisero di lavorare neanche la), si dimostrò per Bella più distruttiva che istruttiva. Così iniziammo un percorso che includeva una serie di facili esercizi in casa, dove Bella si sentisse più sicura e dove potesse essere premiata con felicità (la casa si dimostrava sino a quel momento l’unico luogo che gli permettesse di non sentirsi costretta a difendersi e quindi a lasciarsi andare al piacere del premio). Questi esercizi aumentarono la fiducia di Bella verso di me e poi verso Chiara, che imparò come andavano svolti; quando la fiducia divenne totale (almeno in casa) provammo ad alzare il livello: affrontare delle passeggiate educative per strada. La prima volta il guinzaglio lo tenni io e arrivammo fino ad un piccolo parco giochi, dove effettuammo dei giri intorno alle giostre, per poi correre felici verso Chiara che l’attendeva prodiga di coccole e di gustosi premietti. Il percorso di rieducazione di Bella stava piano piano prendendo forma… incominciavamo a vedere la cima della montagna da scalare, una montagna fatta di paure e fobie. Ad oggi Il percorso di sicuro è ancora lungo, ma come sempre in questi casi di recupero comportamentale una delle armi vincenti è la dedizione e la perseveranza del proprietario… e Chiara ne ha da vendere!!!

A volte, in buona fede, la fiducia è mal riposta verso coloro che dovrebbero aiutarci:

    • Io Associazione/Onlus, ti do in affido un cane e non ti avviso in modo chiaro che questo è fobico, non ti spiego cosa ho fatto o cosa non ho fatto per la sua rieducazione, non ti do assistenza post adozione fatta da personale abilitato e competente. Pur non avendocela con le associazioni animaliste che svolgono un grande lavoro e che (quelle serie ed eticamente corrette) vanno in ogni caso elogiate, queste dovrebbero fare formazione al loro interno (anche formazione sulla metodologia per le adozioni); il responsabile iniziale del randagio, cioè il Sindaco del paese o città dove viene trovato o dove staziona il soggetto, dovrebbe preoccuparsi di farla, visto che spesso l’azione dei volontari risolve allo stesso e al comune una serie di problematiche.
    • Io nuovo proprietario del cane datomi in affido, mi rivolgo ad un educatore cinofilo per essere aiutata/o a risolvere una grave forma di fobia del soggetto, costui mi chiede il pagamento di x lezioni anticipate, anche se non sa come risolvere il problema o le sue tecniche conosciute non funzionano. Essendo io un addestratore/rieducatore mi sento in questo caso nel diritto, rappresentando me stesso e la mia categoria (di professionisti seri e qualificati) di incavolarmi! Quando il proprietario ha deciso di cambiare addestratore (per mancanza di capacità o di risultati dello stesso) credo, che il minimo sia di restituirgli i soldi che ingenuamente ti ha dato in anticipo e poi di porgerli delle scuse, perché a mio modo di vedere la responsabilità almeno per il 50% è del rieducatore!

Bella e Chiara 3 cuori nella cuccia…
 
Bella che finalmente corre serena…

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