I Cani selvatici o altrimenti detti ferali, esistono? Quali sono?

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I Cani selvatici o altrimenti detti ferali, esistono? Quali sono?
 

I Cani selvatici o altrimenti detti ferali, esistono? Quali sono?

Incominciando a scrivere questo articolo, che apre una finestra sui cani ferali (selvatici), non sono riuscito a fare a meno di non pensare alla mia compianta amica Valeria Rossi, con la quale, insieme a Davide Cardia, visitando il Lido di Noto durante una nostra spedizione per i canili, abbiamo incontrato un mini branco “ferale[1]” ai confini del paese, vicino a dei bidoni dell’immondizia. Di questo branco, solo un simil lupoide si era avvicinato (avvicinato per modo di dire), infatti si posizionò ad una decina di metri da noi, rifiutando in un primo momento il prosciutto (che aveva sicuramente un odore intensissimo), visto che era stato messo sull’asfalto bollente (eravamo in settembre, nel sud della Sicilia). Il randagino rimase lì a guardarlo con il tartufo che mirava verso il basso e manteneva lo sguardo fisso su di noi, rimanendo vigile sulle nostre intenzioni (io e Davide eravamo seduti per terra, per apparire il più possibile innocui ai suoi occhi), finché non ce ne andammo. In fondo alla discesa che dai bidoni portava al mare ci girammo e lui stava raccogliendo l’agognato premio che gli era costato così tanto in termini di paura, di attenzione, di stress e d’emozione. La descrizione di ferale potrebbe essere all’incirca: un’evoluzione sociale dei cani randagi, cioè quei cani, che in natura si avvicinano per condizioni di vita maggiormente ai canidi selvatici. Un esempio di cane selvatico è il Canis lupus Dingo (nella foto sotto), canide introdotto dall’uomo in Australia che si nutre e sopravvive nutrendosi di piccoli roditori (topi, opossum, conigli), piccoli rettili e senza disdegnare delle vere e proprie razzie tra le mandrie del posto. Una curiosità: come alcune ricerche dimostrano, l’estro delle femmine avviene una sola volta l’anno e la particolarità risiede nella lunghezza che è all’incirca di quattro settimane.

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Sempre rimanendo in questa speciale categoria, vorrei ricordare il cugino asiatico (poi trasferitosi in pianta stabile in Africa – principalmente in Congo e Sudan del Sud), poi diventato addomesticato (gruppo 5 – Primitivi): il Basenji (nella foto sotto). Incapace di abbaiare, diffuso già all’epoca dei faraoni, simile, ma più piccolo ed agile del Dingo, ha come caratteristica principale la particolare intelligenza e la “pericolosa” (per se stesso) temerarietà.

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Il branco dei ferali, solitamente è composto da un nucleo di familiari (ma non obbligatoriamente, anche se mediamente è così), che vive alla periferia dei nuclei umani. I ferali vivono di ruberie (solitamente dai cassonetti) ed elemosine (volontari che però riescono raramente ad avvicinarli e mai a toccarli); nel branco, sono più di due gli elementi che si accoppiano e figliolano, questo fa sì che il branco possa superare per esigenze la quantità di cibo reperibile sul territorio e così la scarsità di cibo porta alla divisione del branco stesso in più sottobranchi che migrano verso altre zone. Nessuno del branco (solitamente) è socializzato, se si avvicinano al uomo è solo per bisogno di cibo e raramente lo fanno in modo diretto. Non hanno la sequenza completa della caccia (inseguimento, uccisione e cibazione), ciò a causa di uno scarso approvvigionamento di cibo dalla fauna del territorio (solitamente piccoli roditori o altre piccole prede ferite), questo forza a sua volta la vicinanza con l’uomo verso il quale hanno una così scarsa socializzazione. Sono cani felici? Questo non lo so, anche perché non saprei neanche dare la definizione di felicità per l’uomo, figuriamoci per un cane ferale! Di sicuro sono cani che muoiono presto di malattie facilmente curabili, o di pulci, o di zecche o come capita spesso di Leishmaniosi (questo in particolare modo nel Sud Italia); d’inverno soffrono il freddo e d’estate la sete ed il caldo. Se ripenso per un momento al nostro branco al Lido di Noto, dove ad inizio settembre il caldo era per noi umani asfissiante e la disponibilità d’acqua in natura assente, provo un sentimento di angoscia e dispiacere per queste povere creature. Spesso sono scacciati dall’uomo e trattati peggio dei randagini, che a differenza loro, sono più socializzati e sanno farsi volere sicuramente più bene. Così, non so rispondere a questa domanda, di fatto, non sono né più lupi, né più cani e questo li mette in particolare difficoltà (nella foto sotto). Sono di sicuro branchi organizzati e coesi e penso che dal punto di vista etologico (escludendo quindi il grosso problema della sopravvivenza), facciano una vita più soddisfacente del classico cane da divano. A riguardo, una saggia osservazione della solita Valeria Rossi, che raccontava che alla quinta generazione di incroci di randagi, i cuccioli, qualsiasi fossero le razze iniziali, incominciavano ad assomigliare a dei lupoidi.

I Cani selvatici o altrimenti detti ferali, esistono? Quali sono?
Immagine di: www.pianetadonna.it 

C’è chi divide i ferali in due categorie: i ferali e semi-ferali, inserendo nella prima categoria quelli che non hanno neanche contatti indiretti con l’uomo (il classico branco di montagna), mentre nella seconda categoria, quelli che vivono vicini ai bidoni o alle discariche. Di sicuro ci sono delle differenze tra questi due generi, ma direi che non spostano in modo significativo il discorso sui ferali intesi come tutti quelli di cui abbiamo discusso sopra. I sottogruppi di ferali che abitano in montagna, si trovano da alcuni anni ad affrontare un vecchio conoscente, il lupo, che a volte socializza con loro mentre a volte invece, diventa un implacabile avversario. Sono cani aggressivi? Beh, mia mamma dice di sì, in teoria non potrei mai contraddirla J, ma questa volta non ho resistito ed in cucina mi sono opposto in maniera convinta alla sua affermazione, no, NON SONO AGGRESSIVI! Anzi, sono cani molto timorosi nei confronti dell’uomo, che per loro è predatore e non certo preda e come La maggior parte degli animali, evitano battaglie inutili. Possono arrivare a mordere l’uomo? Forse sì, soprattutto se ci si avvicina ai loro cuccioli, forse anche se ci si avvicina al loro cibo, detto questo, attacchi di ferali all’uomo non ne ho mai sentiti, mentre di randagi o simil randagi, o di cani di famiglia certamente sì. Così i ferali non si possono considerare un problema di sicurezza pubblica e né cani aggressivi. Questa loro scarsa aggressività unita alla paura per l’uomo, fa sì, che alcune volontarie (eroiche le volontarie 😉 ) riescano ad entrare nei branchi a portare cibo ed acqua, a volte a sfiorarli e ad essere accettate. Parlo di volontarie e non volontari, sia perché numericamente sono maggiori dei maschietti ma anche perché la loro postura e la loro voce risulta meno aggressiva (in questo caso fa la differenza), rendendole più accettabili dal branco ferale.

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Suggerirei un ferale per un’adozione? No mai! Soprattutto se lo prendete per farlo vivere in appartamento. No, anche se siete armati di una volontà infinita e disposti a farvi aiutare. L’adozione di un ferale non è mai una passeggiata e si porta sempre appresso anni di impegnativa socializzazione, che non porterà quasi mai ad avere un “cane normale”. È possibile adottare un ferale? Questo sì, ma lo sconsiglio… anche se questo genere di esperienza affrontata da chi ha un’importante esperienza cinofila (educazione cinofila, psicologia canina e anni di lavoro con cani problematici), risulta sicuramente un’avventura fantastica. Concludo con un altro dubbio, è giusto introdurre dei ferali in canile, magari in casi di ferimento o di vecchiaia? Non so… il cuore mi dice lascialo libero finché vive, libero di vivere. La ragione e l’animalismo che c’è in me invece mi dicono che in caso di bisogno (i cuccioli di femmine magre ed ammalate e con problemi comportamentali sono da inserire nei casi di cani bisognosi? Quante domande e quante poche certezze!), come nel caso di un cane incidentato, invece, questo vada recuperato, anche se poi il reinserimento nel vecchio branco potrebbe diventare impossibile, sia perché il branco potrebbe essersi spostato, ma anche perché potrebbero essere cambiate le gerarchie all’ interno dello stesso ed il ferale potrebbe non essere più accettato. Un’altra conseguenza è quella che: i cani che vengono reinseriti nel territorio devono (giustamente) per legge essere sterilizzati e questo loro cambiamento di odori, ormoni e ferormoni all’inevitabile allontanamento del branco d’origine. Considerazioni: Così secondo me, i ferali sono solo un problema per loro stessi, perché la vita per quanto selvaggia e libera, li obbliga a superare importanti ostacoli,  per i quali (non essendo più lupi) non sono più attrezzati ad affrontare in maniera semplice. Di sicuro sono animali stupendi, bellissimi da osservare, soprattutto nelle dinamiche interne del loro particolare branco.

[1] Ferale: L’etimologia di ferale: Ferale da Fera, ovverosia Fiera cioè animale selvaggio o feroce (Garzanti).

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