Il randagismo in Italia: prevenire è meglio che curare!

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Il randagismo in Italia: prevenire è meglio che curare!
 

Il randagismo in Italia: prevenire è meglio che curare!

In un paese come il nostro, dove le istituzioni non riescono a far rispettare a pieno leggi come quella dell’utilizzo del casco in moto o delle cinture di sicurezza in auto, atte a tutelare la salute delle persone, la speranza che vengano rispettate quelle destinate alla tutela degli animali sono davvero minime. Come già evidenziato in altri articoli, il fenomeno del randagismo spicca soprattutto nel sud Italia e nonostante siano state varate delle leggi che mirano proprio a ridurre questo problema, i risultati (almeno in questa area geografica) non sono incoraggianti. Le norme alle quali mi riferisco sono: l’art. 727 c.p. che prevede che: “Chiunque abbandoni animali domestici o che abbia acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda che va dai 1.000 sino ai 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze”. Nelle note si evince:

  1. L’abbandono si configura quando l’animale è lasciato solo, senza che nessuno si prenda cura dello stesso (come ad esempio nel periodo estivo).
  2. Stante il delitto di maltrattamenti ex art. 544ter del c.p., la norma in esame si applica quando questo non risulti applicabile, in aggiunta alle ipotesi colpose.

Oltre a quanto appena citato, esiste una norma introdotta il 05.11.2004 dove con questa si istituiva l’obbligo del microchip, poi vista la scarsa applicazione con un’ordinanza urgente dell’agosto 2008, il sottosegretario alla Salute dell’epoca, Francesca Martini, sollecitò le amministrazioni locali a mettersi in regola con le misure per l’identificazione e la registrazione della popolazione canina. Misure già in vigore solo in alcune regioni e alle quali aggiunse anche il divieto di vendita dei cuccioli di età inferiore ai due mesi. Quindi di leggi specifiche ne sono state fatte, il vero problema quindi dov’è? Perché ci sono persone che possono allegramente sbattersene e continuare a perpretare questi orribili atti? Beh è ovvio, manca la certezza della pena! Allora dove non riescono ad arrivare le Istituzioni devono intervenire le associazioni, quelle che si occupano di tutela, benessere e protezione degli animali d’affezione. Perché non è sufficiente occuparsi di adozioni, il problema va combattuto alla radice, solo così, più o meno a lungo termine, si potrà avere qualche risultato… in che modo? Organizzando ad esempio campagne di sterilizzazione gratuite rivolte ai privati, perché purtroppo molto spesso sono proprio le cucciolate casalinghe la principale causa del randagismo. Infatti da tempo ormai i Comuni si sono organizzati per la sterilizzazione a tappeto dei così detti cani di quartiere, ma nulla possono con i cani padronali che troppo di frequente vengono lasciati liberi di vagare per le strade, anche quando le femmine sono in calore con tutto ciò che possiamo immaginare ne derivi: cucciolate che vengono regolarmente abbandonate se va bene davanti ai cancelli dei canili, ma peggio in terreni in campagna con la malsana convinzione che si procureranno il cibo da soli. Allorchè Ginosa Dogs’ Angels Onlus con la collaborazione di due Medici Veterinari torinesi, il Dott. Paolo Ponzo e la sua collaboratrice la Dott.ssa Erica Semita, che hanno prestato la loro opera volontariamente e gratuitamente, con il contributo dei ginosini Dott. Giuseppe Paradiso e Dott.ssa Marianna Difonzo, ha organizzato a Ginosa, in provincia di Taranto, una campagna di sterilizzazione gratuita volta ai cani di proprietà, dal 24 al 28 giugno in cui, in cinque giorni appunto, sono stati sterilizzati 19 cani e 2 gatti.

Il randagismo in Italia: prevenire è meglio che curare!
Nelle immagini: a sx uno dei cagnolini con il suo proprietario, poi a dx nell’ordine (da sx): Giusy Troiano, il Dott. Paolo Ponzo, Paoletta Scarface, la Dott.ssa Erica Semita e la Dott.ssa Marianna Difonzo. 

Unica clausola per i proprietari: l’obbligo di microchippare il proprio peloso e proprio questo ha fermato alcuni, coloro che non hanno voluto farlo perché non si risalisse alla proprietà dell’animale in caso di incidente, data la brutta abitudine di lasciar vagare i propri 4zampe per strada incustoditi. Ovviamente quanto appena detto è stato possibile anche al contributo delle donazione che sono state utilizzate dall’associazione per acquistare materiali e farmaci per gli interventi. In tutto questo non sono sufficienti le associazioni ma occorrono Medici Veterinari come i nostri benefattori che dedichino un po’ del loro tempo e delle loro risorse possibilmente a titolo di volontariato e magari locali.

Il randagismo in Italia: prevenire è meglio che curare!
Nell’immagine: Giusy Troiano e Irene Farmachidi dell’Associazione Ginosa Dogs’ Angels.

Cambiare la mentalità di un popolo è un percorso lungo e complesso che necessita della collaborazione di chi vive sul posto, che giornalmente e capillarmente con pensieri, opere e informazione smantelli ciò che è sbagliato e pregiudizievole nonché nocivo e dannoso per l’intera comunità!

“Tutti sanno che è più necessaria la prevenzione della cura, ma pochi premiano gli atti di prevenzione.” (Nassim Nicholas Taleb).

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