Una goccia nel…

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Una goccia nel mare

In Italia centinaia di persone dedicano il loro tempo libero e buona parte della loro vita alla tutela degli animali: sono le “anime gentili” che ogni giorno affrontano una delle grandi piaghe del nostro Paese, il randagismo. 
La speculazione che si nasconde dietro ai cani e ai canili fa muovere cifre a molti zeri, senza peraltro risolvere concretamente il problema. Queste persone, donne, uomini, spesso senza lavoro, con le loro sole forze e troppe volte anche con le loro piccole finanze muovono dal sud al nord cani e gatti tolti dalla strada e da situazioni di pericolo, di maltrattamento e anche da questi canili che, nonostante debbano essere deputati alla salvaguardia degli animali, diventano invece le loro prigioni a vita. Si conta che siano almeno 1500 ogni mese i cani che, anche con mezzi di fortuna e in condizioni sanitarie non ottimali, partono per quelli che, nell’ambiente, vengono chiamati “i viaggi della speranza”.
Ma dove vanno? Tanti vengono accolti da rifugi e canili che, attraverso rette pagate da gruppi di volontari per il mantenimento nelle strutture, li ospitano con la finalità di cercare per loro una famiglia per la vita.
Altri, i più fortunati, vanno direttamente a casa degli adottanti, altri ancora vengono collocati presso l’abitazione di volontarie che li ospitano in attesa di trovare idonea sistemazione in famiglia, altri ancora… purtroppo non lo sappiamo e stiamo indagando su questo. La sterilizzazione obbligatoria abbatterebbe in modo esponenziale il numero di nuovi cuccioli senza dimora. Ma questo fermerebbe il business, non darebbe più la linfa che porta denaro alle tante, troppe figure che speculano sulla vita di esseri indifesi. Il sogno del volontariato è quello di unirsi e, con la forza dei grandi numeri che solo tutti insieme si possono raggiungere, obbligare tutti i Sindaci d’Italia ad applicare la legge già esistente in materia e di sterilizzare a tappeto per annientare definitivamente questa piaga che costa ai contribuenti milioni di euro senza che ne siano neanche a conoscenza. In questo modo i volontari potrebbero occuparsi di gestire al meglio le anime rimaste senza famiglia e quello che oggi è un “pozzo senza fondo” si trasformerebbe in una criticità sempre più circoscritta.
 In una Nazione cosiddetta civile questo può non essere solo un “sogno” ma diventare una realtà con il contributo di tutti… potremmo diventare la vostra voce!

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